Revolutionary Road, Richard Yates, Edizioni Minimum fax, pagine 439
Titolo: “Revolutionary Road”
Autore: Richard Yates
Edizioni Minimum fax
Pagine 439
Richard Yates (Yonkers, 1926 – Birmingham, 1992) – Autore la cui produzione è stata oggetto di una recente scoperta, Richard Yates è uno degli scrittori americani più influenti del secondo Novecento. Diventa un romanziere affermato con la pubblicazione, nel 1961, della sua opera più conosciuta, “Revolutionary Road”, da cui il regista Sam Mendes ha tratto ispirazione per l’omonimo film, con Leonardo DiCaprio e Kate Winslet.
Connecticut, America, anni ’50. Frank ed April Wheeler sono “La Coppia” americana per antonomasia: belli, giovani, carismatici. Attrice di teatro lei, intellettuale mancato lui. Conducono la vita tipica della middle class statunitense; casa con giardino, due figli e fidati amici di famiglia.
Sono perfetti i Wheeler e tutto ciò che fanno corrisponde all’idea che la mentalità comune riconosce come archetipo del Sogno Americano.
Ma, dietro le tende tirate della loro villetta nel moderno quartiere di Revolutionary Road, si nasconde un’onnipresente ipocrisia a fare da paravento ad odi, gelosie, e furibonde liti, che porteranno i protagonisti ad essere vittime delle loro stesse bieche crudeltà.
Credo che l’intervento di Tennessee Williams, riportato sul retro del libro, sia una sintesi accurata di ciò che ho pensato una volta terminata la lettura del romanzo di Yates: “Se nella letteratura americana moderna ci vuole qualcos’altro per fare un capolavoro, non saprei dire cosa”.
“Revolutionary Road” è davvero un capolavoro assoluto. Non soltanto per il riconoscimento critico e il successo di pubblico ottenuto, che lo ha reso una vera e propria “icona” dal punto di vista letterario, ma anche per le emozioni che suscita in chi si appresta a diventare diretto spettatore della vita di coloro che, all’inizio dell’opera, sono semplici personaggi, ma che diventeranno ben presto qualcosa di più. L’abilità di Yates è tutta qui, racchiusa in un aspetto semplicissimo ma sempre meno rintracciabile nella narrativa attuale: è in grado di farti provare empatia per un personaggio, il quale la volta successiva sarà oggetto di biasimo e disprezzo.
La caratterizzazione psicologica dei personaggi, al di là della mera trama, è l’aspetto più interessante nel romanzo, insieme alla grande capacità descrittiva dell’autore, che ci consente di essere lì presenti nel momento stesso in cui accade qualcosa. Siamo insieme a Frank ed April quando ricevono i loro amici e parlano di una società consumistica di cui loro stessi, seppur inconsapevoli, fanno parte. Vediamo la coppia scambiarsi tenere effusioni, e il momento dopo massacrarsi senza pietà come se fossero acerrimi nemici. L’insoddisfazione fa da padrona all’esistenza di tutti, conduce a scelte sindacabili che peseranno come macigni e cambieranno per sempre le loro esistenze.
Yates mette in scena, come un acuto drammaturgo, il declino della coppia moderna e riprende un topos che mai stanca, quello del bigottismo, scudo usato per celare un lato oscuro, parte integrante di ognuno di noi.
A volerci dire che tutti siamo potenzialmente malvagi, senza eccezione alcuna.
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