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Concerto con Leuco’, Pavese in Trionfo

Concerto con Leuco’, da Dialogi con Leucò di Cesare Pavese. Ideato e realizzato da Agnese Ricchi. Con Agnese Ricchi e Cristina Golotta

Concerto con Leucò – Recensione

Dai ventisette racconti brevi, in forma di dialogo, che Pavese scrisse tra il 1945 e il 1947 e pubblicò con il titolo Dialoghi con Leucò, Aldo Trionfo trasse una memorabile messa in scena nel 1964 e, durante gli anni del suo insegnamento all’Accademia D’Arte Drammatica, la usò quale base didattica per l’allora allieva Agnese Ricchi. Ora, a distanza di qualche anno, lei, insieme a Cristina Golotta, ripropone i tre brani che erano stati l’ossatura della messa in scena di allora: Le Streghe, Schiuma d’onda e Vigna. Nel primo la maga Circe (Ricchi) spiega alla incredula ed assillante dea Leucotea (Golotta) come il suo amore per l’umano Odisseo fosse voluto dal destino, che ha reso, per un’istante, lei umana e lui divino. In Schiuma d’onda la poetessa Saffo (Golotta) e la ninfa Britomarti (Ricchi), entrambe suicide in mare, confrontandosi rivelano di aver scelto o, piuttosto, essere state scelte da quel gesto estremo per rimanere fedeli a s stesse. Leucotea (Ricchi) torna in Vigne per annunciare alla disperata Ariadne (Golotta) che all’abbondono di Teseo, farà seguito l’arrivo di Dioniso che, inconsapevolmente crudele come tutti gli dei ma pieno di festosa vitalità, la farà godere e soffrire immensamente; nel finale le due cercano di raggiungere con un salto il cielo ma vengono sempre respinte da un muro.

Concerto con Leucò

La messa in scena – ormai storica – di Aldo Trionfo dei Dialoghi con Leucò aveva come protagonista  Marisa Fabbri e Agnese Ricchi – che era stata sua allieva – ne cita il celebre “recitar cantando”, in una chiave modernissima in cui il “cantando” diviene, drammaticamente e grottescamente ad un tempo, atonale, schoenberghiano.

Dialoghi con Leucò, Pavese in Trionfo

I Dialoghi con Leucò sono una pietra angolare dell’opera di Pavese che, con un’operazione che ricorda Il mondo magico di Ernesto De Martino, trova nel mito le origini dell’aspra cultura contadina e montanara che informa tutta la sua poetica. Le dee e le mortali che agiscono nei tre racconti messi ora in scena danno una solenne profondità, ad esempio, al dramma dell’incesto fraterno in Paesi tuoi o a versi come “ ..una sola vergogna non ci ha mai toccato,/ non saremo mai donne, mai schiavi a nessuno” e  Hai viso di pietra scolpita,/ sangue di terra dura,/ sei venuta dal mare./ Tutto accogli e scruti/ e respingi da te/ come il mare. Nel cuore/ hai silenzio, hai parole/ inghiottite…” e ci dispiegano Pavese con angosciosa chiarezza. La Ricchi è, dopo un lungo periodo di produzione pittorica ed audiovisiva, finalmente tornata sulle scene (dove aveva recitato con successo, tra gli altri, con Ronconi, Camilleri, Perlini e Sepe) e ha deciso di rivedere quel testo così importante nella sua formazione di artista.

Concerto con Leucò

Nell’affrontare i racconti la Ricca, oltre a usare i colori in movimento (non solo come supporto ma come vere e proprie presenze recitative) ci vuole richiamare il teatro di Cobelli, le coreografie di Jan Fabre, le suggestioni del Living Theatre e, nel finale, l’angosciosa ripetitività del salto dei Motus.  La accompagna Cristina Golotta (che di recente abbiamo ammirato in Quartet a teatro e in The nest al cinema) che aggiunge la sua esperta sensibilità di attrice, arricchendo la messinscena con un controcanto, talora intonatissimo, talora preziosamente asimmetrico. Insieme ci mettono al centro di un pezzo di grande teatro, con suggestioni che, in parte, avevamo quasi dimenticato, come, colpevolmente, ci stiamo dimenticando non solo dei Dialoghi (che hanno sempre avuto una risonanza ristretta) ma di tutta l’opera di Cesare Pavese, forse il più importante poeta e scrittore italiano del secolo scorso.

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