Il Dio del Massacro – A volte basta poco per scaturire una “carneficina”

Una lite tra bambini, un confronto tra adulti: chi si rivelerà più umano e maturo?

Da un alterco tra bambini, nasce una lite funesta tra i genitori, che nel loro più totale egocentrismo discuteranno di temi che esonerano completamente i loro figli. Un semplice scambio di opinioni divente una guerra, facendo emergere il lato più animalesco ed istintivo dell’uomo. Il Dio del Massacro – A volte basta poco per scaturire una “carneficina”.

Il Dio del massacro – Carnage

il Dio del massacro
Scena del film Carnage di Roman Rolanski (https://pad.mymovies.it)

Il Dio del massacro (Le Dieu du Carnage) è una commedia drammatica di Yasmina Reza. Quest’opera è stata rappresentata cinematograficamente da Roman Polanski con il film Carnage e a teatro da molti attori importanti. L’autrice, con questa sua opera, scava nei meandri dei rapporti umani e nella natura animale degli stessi. Il Dio del massacro pone al lettore degli elementi con cui confrontarsi e su cui riflettere riguardo il proprio essere. Iniziando a leggere questa commedia ci si ritrova catapultati da spettatori in un salotto di una “famiglia per bene”. In questo incontro, si tenta inizialmente di risolvere una delicata questione venutasi a crearsi con una lite violenta tra i figli dei protagonisti.

Una commedia drammatica che racconta la vita reale

il dio del massacro
Il ritratto di una società che gode di una buona apparenza ma di una falsa calma (http://www.parlandosparlando.com)

La storia drammatica de Il Dio del massacro ha inizio in un parco con una lite tra bambini, un comune alterco terminato però, non molto bene, poiché un bambino è stato colpito da un bastone. A restare coinvolti nella lite sono Bruno Houllie (la vittima) e Ferdinand Reille (l’aggressore). Per tirare un po’ le somme e decidere il da farsi i rispettivi genitori si incontrano. L’appuntamento è all’interno dell’appartamento di Veronique (Jodie Foster: Penelope Longstreet) e Michel Houllie (John C. Reilly: Michael Longstreet). I due, rispettivamente scrittrice appassionata d’arte e rappresentante per gli articoli per la casa, all’apparenza sembrano delle persone calme, ospitali e cordiali. Mentre, Annette (Kate Winslet: Nancy Cowan), operatrice finanziaria e Alain Reille (Christoph Waltz: Alan Cowan) avvocato, sembrano stressati, privi di interesse verso il figlio.

La storia si svolge interamente nella casa degli Houllie e da una conversazione pacata (a tratti ipocrita), si scaturisce una guerra tra le coppie tra i partners. Molti dettagli che emergono dalle loro conversazioni, ben presto divengono semplici pretesti per liti funeste! Da parole grosse ed insulti l’un l’altro, a giudizi e pregiudizi vomitati addosso dentro e fuori dalla coppia. Pian piano l’argomento che li ha costretti in quel salone, i loro figli, svanisce all’orizzonte. L’egocentrismo dei soggetti prende il pieno controllo delle menti, tralasciando tutto il resto e mostrando la parte più vera della persona. È così che pian piano emerge il lato rettiliano, quello primordiale di persone all’apparenza benestanti e ben educate.

La grande lite e l’istinto rettiliano

il dio del massacro
Grattando la superficie delle persone emerge la parte più animalesca ed istintiva (http://cdn.theatlantic.com)

I soggetti, la cui storia è raccontata dall’autrice, rispecchiano pienamente le famiglie medie della società occidentale odierna. Famiglie composte da persone con un’immensa preoccupazione nell’apparire perfette, ma che, raschiando solo un po’ in superficie, sono tutto, tranne che come vorrebbero mostrarsi. Infatti, solitamente si tende a mostrare solo il lato positivo, colmo di amore e rispetto reciproco. Appena si entra un po’ più in profondità, invece, emerge l’essere animale dell’uomo ricco di crudeltà ed egoismo, proprio come nella storia descritta nelle pagine dell’opera di Yasmina Reza.

I protagonisti, che, dapprima, si porgono e si accolgono l’un l’altro con gesti, movenze e parole di circostanza e perbenismo, al momento in cui i discorsi si fanno sempre più personali e profondi, emerge l’isteria e l’ipocrisia, non solo quella venutasi a creare tra le due coppie, ma anche l’amorevole falsità che lega i coniugi. Emergono matrimoni noiosi ed annoiati, insofferenti quanto banalmente superficiali. Questa è la realtà che si riscontra ogni giorno aprendo la porta di casa, ma che appena qualcuno ce ne parla ci lascia “stupidamente stupiti”.

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