Cinema2001 Odissea nello spazio: quando filosofia e fantascienza si uniscono

2001 Odissea nello spazio: quando filosofia e fantascienza si uniscono

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Fin dalla preistoria le capacità umane si sono dimostrate sorprendenti e visionarie: ma cosa succede quando l’uomo perde il controllo delle sue creazioni o peggio, di se stesso? La risposta a questa domanda può essere individuata all’interno del capolavoro cinematografico ideato da Stanley Kubrick: 2001: Odissea nello spazio.

L’esplorazione dell’ignoto: L’ambizione filosofica della fantascienza

Il film si apre con una scena molto significativa: l’episodio, chiamato “L’alba dell’uomo”, narra l’incontro dei primi ominidi con un monolito nero, una sorta di artefatto alieno non identificato che sembra influenzarne l’evoluzione.

I primati scoprono l’uso degli attrezzi e sviluppano il primo strumento per la caccia; la scena si conclude con l’uccisione di un ominide da parte di un altro, inizia quindi l’evoluzione delle tecniche umane… che trova base nella violenza. Nel corso del film, ci viene presentata un’ambizione filosofica, in cui l’umanità si lancia nell’esplorazione dell’ignoto.

Questo viaggio spaziale simbolico rappresenta la nostra incessante ricerca di conoscenza e di significato. Ci si confronta con l’incommensurabilità dell’universo, facendo emergere domande esistenziali fondamentali sul nostro posto nell’infinità cosmica. L’umanità tenta di spingersi oltre le proprie capacità, in un’accorata ricerca della verità sul monolito, che diventa un simbolo di forza superiore e sconosciuta che influenza il destino dell’uomo.

La presenza dell’assoluto: La riflessione sull’esistenza e il significato della vita

Uno degli aspetti più affascinanti del film è la presenza dell’assoluto, che si manifesta attraverso il misterioso monolito nero. La natura di questo oggetto rimarrà, per tutto il corso del film, ignota all’uomo e   ciò genera nella specie interrogativi profondi sulla sua esistenza, sulla connessione con l’universo e sul significato della vita stessa.

La presenza dell’assoluto nel film può essere interpretata come un simbolo di una realtà più grande e più profonda che va al di là della comprensione umana. Viene quindi rappresentata l’idea che esista qualcosa di trascendente e inspiegabile nell’universo, che influenza l’evoluzione e il destino umano.

Il film invita gli spettatori a riflettere sul significato della vita e sulle domande esistenziali che ci accompagnano, alle quali l’uomo tenta di dare una spiegazione spingendosi al limite delle proprie capacità nell’uso della tecnica, in un tentativo disperato di scoprire la vera essenza del proprio essere.

2001 Odissea nello spazio

Intelligenza artificiale: l’etica ed il confine tra umano e non umano

Un’altra tematica importante in “2001: Odissea nello Spazio” riguarda l’intelligenza artificiale, incarnata dal computer HAL 9000. Il film solleva importanti questioni etiche e questioni di moralità riguardo al confine tra l’umano e il non umano.

Esso ci pone di fronte al dilemma di cosa significhi essere consapevoli e quanto ci si possa fidare dell’intelligenza artificiale che sviluppiamo.

Cos’è e come dovrebbe essere considerata l’intelligenza artificiale?

Secondo molti studiosi è opportuno partire dall’idea di intelligenza umana, cioè da quell’insieme di tante componenti che interagiscono tra loro per aiutare l’uomo a prendere decisioni, a risolvere problemi e a raggiungere obiettivi.

L’intelligenza artificiale si occupa dello sviluppo di sistemi dotati di specifiche capacità tipiche dell’essere umano come l’interazione con l’ambiente, l’apprendimento, il ragionamento e la pianificazione, prendendo decisioni solitamente affidate alle persone. In altre parole, l’obiettivo dell’AI è quello di creare computer in grado di pensare e agire come gli esseri umani.

Nel film di Kubrick possiamo ritrovare tutte le caratteristiche dell’AI in HAL 9000, anzi molto più accentuate in quanto il computer sembra quasi che riesca a provare molte più emozioni degli umani. Questo contrasto risulta notevole, di grande impatto, ponendoci di fronte al fatto che già nel 1968, Kubrick ha anticipato ed è andato oltre quello che si sta verificando nel nostro tempo.

Il nostro scopo sarebbe quindi quello di porre così, particolare attenzione alla macchina, ai suoi algoritmi e ai dispositivi con i quali l’uomo interagisce, iniziando a concepire questa tecnologia come un aiuto, una collaborazione per l’essere umano che gli permette di progredire senza allontanarsi dai propri valori etici.

Il tempo e lo spazio: la percezione e l’infinità nell’universo di Kubrick

Il film esplora la dimensione del tempo e dello spazio, sfidando la nostra percezione ordinaria della realtà. Kubrick utilizza sequenze visive astratte per rappresentare l’infinità dell’universo, invitandoci a considerare l’infinito come una realtà possibile.

Questo ci spinge a riflettere sulla nostra comprensione limitata del tempo e dello spazio, sulle nostre prospettive e sulle dimensioni cosmiche.

Il film si delinea come un viaggio incentrato sul progresso evolutivo del genere umano, come un percorso in cui si ricerca la perduta purezza dell’umanità degli albori. La pellicola ci fa conoscere la complessità che la vita può raggiungere e come l’uomo può oltrepassare i suoi limiti e la realtà.

Articolo a cura di: Francesca Angelozzi e Aurora Rossi – Liceo Classico Colasanti – Civita Castellana


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