MostreAngelo Zanelli e la Dea Roma

Angelo Zanelli e la Dea Roma

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Luogo iconico dell’unità e dell’identità nazionali, dal 26 ottobre u.s. il Vittoriano celebra la conclusione della campagna di restauro del fregio dell’Altare della Patria con una mostra focus La Dea Roma e l’Altare della Patria. Angelo Zanelli e l’invenzione dei simboli dell’Italia unita, a cura di Valerio Terraroli, realizzata nell’ambito del progetto di tutela e valorizzazione dell’Altare della Patria, ideato da Edith Gabrielli, Direttrice del VIVE-Vittoriano e Palazzo Venezia, in collaborazione con l’Archivio Centrale dello Stato, la Soprintendenza speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma e la Fondazione Brescia Musei.

Non ancora trentenne e pressochè sconosciuto, Angelo Zanelli, nativo di San Felice sul Benaco (1879-1942), nel 1908 vinse il concorso per la decorazione scultorea del sottobasamento alla statua equestre di Re Vittorio Emanuele II°. La mostra ripropone il percorso artistico di Zanelli all’interno della cultura simbolista italiana, attraverso alcune opere che hanno preceduto il progetto per il fregio romano, e la successiva evoluzione del suo linguaggio, che ben presto si sarebbe imposto su quello dei grandi nomi dell’epoca, da Ettore Ximenes ad Arturo Dazzi.

La Mostra ricostruisce le complesse vicende della decorazione scultorea dell’Altare, dal concorso del 1908 al referendum popolare in occasione dell’inaugurazione del Vittoriano nel 1911 che portò alla definitiva vittoria di Angelo Zanelli, dai vari stadi dell’esecuzione all’inserimento della Tomba del Milite Ignoto nel 1921 fino alla collocazione della statua de La Dea Roma nel 1925.

La statua de La Dea Rona, dopo l’accurato restayling, è tornata così a mostrare la sua natura polimaterica, avendo utilizzato Zanelli il marmo botticino per la figura, in contrasto con l’oro del mosaico sul fondo dell’edicola e con l’argento della statuetta della Vittoria e della lancia nelle sue mani.

E pensare che proprio l’esecuzione de La Dea Roma, come per altro molto bene evidenziato nella Mostra, fu una delle fasi più travagliate del suo lavoro: osannato per la rapida realizzazione del bozzetto eseguito in poco meno di due settimane, Zanelli venne aspramente contestato da quanti stentavano a riconoscere nella slanciata figura liberty la personificazione dell’Urbe, secondo i canoni dell’iconografia tradizionale.

L’artista fu invitato dalla Sottocomissione tecnica a riconsiderare la scultura, al fine di renderla “meglio rispondente alla tradizione e al significato civile di Roma”. Dopo vari tentativi sempre osteggiati da nuove polemiche, fu infine Giulio Aristide Sartorio a “liberare” Zanelli, asserendo che “avrebbe visto molto volentieri la Roma in piedi come era stata concepita”.

Fulcro dell’esposizioneè la Dea Roma, figura centrale del fregio medesimo, in asse con il monumento equestre di Vittorio Emanuele II°, e fulcro visivo dell’intero Vittoriano, le origini e gli sviluppi della sua iconografia e le influenze che questa immagine ha esercitato nel tempo.

Al termine della mostre si accederà infine a una sala immersiva, per far entrare letteralmente i visitatori nel fregio appena restaurato, per ammirarlo nei minimi dettagli grazie al digitale.

“Dopo Bronzo & Oro, questa su Zanelli è la seconda mostra focus promossa dal VIVE”-ha dichiarato Edith Gabrielli, direttrice del VIVE – Vittoriano e Palazzo Venezia. “Per molto tempo non solo Zanelli, ma tutti gli scultori attivi nel Vittoriano sono rimasti vittime di una mancata comprensione critica. La mostra contribuisce a cambiare il senso delle cose: essa aiuta il pubblico e – perché no? – anche gli studiosi a conoscerli meglio. Ne emerge un quadro diverso e certamente positivo: possiamo così affermare che il grande fregio dell’Altare della Patria è così definitivamente restituito al pubblico e alla critica”.

Dopo aver raggiunto una consolidata fama in vita, Angelo Zanelli cadde nell’oblio, come del resto accadde a molti degli Artisti che lavorarono al Vittoriano.

Da qui l’idea di questa Mostra con l’intento di riscoprirlo, esponendo anche per la prima volta una selezione dei gessi della Gipsoteca del Vittoriano-appositamente restaurati- che vantano un legame diretto con l’Altare della Patria e il suo Autore.

Il restauro ha anche interessato la Tomba del Milite Ignoto con la pulitura del marmo, il trattamento della corona bronzea e dei bracieri con la fiamma eterna.


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