LibriConversazione su Tiresia, l'opera di Andrea Camilleri su Rai1

Conversazione su Tiresia, l’opera di Andrea Camilleri su Rai1

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Conversazione su Tiresia di Andrea Camilleri

La Conversazione su Tiresia” scritta e interpretata da Andrea Camilleri è stata messa in scena per la prima volta al Teatro Greco di Siracusa l’11 giugno 2018 nell’ambito delle rappresentazioni classiche realizzate dall’Istituto Nazionale del Dramma Antico. Il testo è stato pubblicato di recente dall’Editore Sellerio, in attesa che Raiuno lo trasmetti in prima serata martedì 5 marzo p.v., alle 21,25, prodotto dalla Palomar di Carlo Degli Esposti, con le riprese in HD e la regia televisiva di Stefano Vicario e teatrale di Roberto Andò, dopo che ha già avuto modo di divenire un evento speciale nei cinema gli scorsi 5, 6, 7 e 22 novembre 2018.

La storia del celebre indovino, un mito declinato nei secoli da scrittori, poeti, filosofi, drammaturghi. Camilleri con la forza della sua narrazione ci regala un’opera unica e preziosa.

Conversazione su Tiresia di Andrea Camilleri

Chiamatemi Tiresia. Per dirla alla maniera dello scrittore Melville, quello di Moby Dick. Oppure Tiresia sono, per dirla alla maniera di qualcun altro. Zeus mi diede la possibilità di vivere sette esistenze e questa è una delle sette. Non posso dirvi quale.  Qualcuno di voi di certo avrà visto il mio personaggio su questo stesso palco negli anni passati, ma si trattava di attori che mi interpretavano. Oggi sono venuto di persona perché voglio raccontarvi tutto quello che mi è accaduto nel corso dei secoli e per cercare di mettere un punto fermo nella mia trasposizione da persona a personaggio. Ho trascorso questa mia vita ad inventarmi storie e personaggi, sono stato regista teatrale, televisivo, radiofonico, ho scritto più di cento libri, tradotti in tante lingue e di discreto successo. L’invenzione più felice è stata quella di un commissario. Da quando Zeus, o chi ne fa le veci, ha deciso di togliermi di nuovo la vista, questa volta a novant’anni, ho sentito l’urgenza di riuscire a capire cosa sia l’eternità e solo venendo qui posso intuirla. Solo su queste pietre eterne”.

Dalla Grecia antica e Italia moderna. Tiresia è personaggio della mitologia, un indovino cieco di Tebe. Negli ultimi anni il grande straordinario Andrea Calogero Camilleri (Porto Empedocle, Agrigento, 1925) ha perso progressivamente la vista, continua a narrare dettando con meravigliosa immaginazione, di tutto di più. L’11 giugno 2018 ha interpretato al Teatro Greco di Siracusa un breve testo autobiografico, introdotto da un flautista e alcuni bimbi, parlando su una poltrona al centro della scena con accanto un giovinetto seduto a terra. Racconta in prima persona il proprio mito, le ipotesi sulla cecità, l’evoluzione degli innumerevoli usi letterari classici e recenti, stranieri e italiani.

Chiamatemi Tiresia”. Andrea Camilleri a 92 anni non ha paura di rimettersi in gioco. “È una sfida”, dice. Generoso, coraggioso, ironico, lo scrittore, padre del Commissario Montalbano, è  Tiresia, l’indovino tebano cieco che compare già nell’Odissea per indicare a Ulisse la via del ritorno. “Da un po’ di tempo non vedo più niente, diciamo che ho scelto Tiresia per affinità elettiva”. Sembra una maledizione dei grandi raccontatori di storie. Da Omero a Borges condannati a cavare fuori le parole dal buio. Camilleri è un narratore totale, non c’è spunto che in lui non si trasformi in una storia. Anche al telefono non resiste, ogni stimolo è l’occasione di un aneddoto, la molla per un ricordo. Inevitabile che perfino la sua cecità diventasse materia letteraria. L’11 giugno scorso, invitato dall’Inda, l’Istituto nazionale del dramma antico, Camilleri ha dato voce a Tiresia di fronte a 13 mila spettatori: “A novantadue anni si è un po’ vecchietti. Avevo voglia di vedere se ancora ce la facevo”. Conversazione su Tiresia è un’opera drammaturgica scritta da Camilleri e da lui interpretata. È un viaggio nelle metamorfosi letterarie, poetiche e filosofiche del mito attraverso le epoche affidato alla voce pastosa e pacata dello scrittore.

Ha scritto Salvatore Silvano Nigro: “La voce di Camilleri è immensa, cavernosa. Risuona dalle profondità di mondi sepolti. E ha i timbri forti della recitazione antica dei contastorie. Il modo che Camilleri ha di raccontare è caustico. Rimbalza da una malizia ironica a una sapida arguzia: dentro una trama compatta ed efficacemente analitica…Tiresia diventò cieco, in seguito a un’imprudenza: Nell’Olimpo scoppiò una discussione tra Zeus e sua moglie Era. Uno scambio di vedute piuttosto acceso direi, perché dovete considerare che Era e Zeus non erano solo marito e moglie, ma erano soprattutto sorella e fratello. Si amavano e si odiavano appassionatamente. Pensate solo che la prima volta che si unirono carnalmente, il loro amplesso durò trecento anni. Furono i trecento anni peggiori della storia. Tutto andava a rotoli, il caos regnava, tutti invocavano l’intervento di Zeus che se ne stava rintanato con la sua Era e che per quel lungo periodo non diede mai risposta a nessuno”. La discussione tra i coniugi divini riguardava il godimento: nell’amplesso, godeva di più l’uomo o la donna? Venne interpellato Tiresia, che volle essere galante. Rispose che «esistono dieci gradi di piacere durante l’atto sessuale, che la donna ne gode per nove gradi e l’uomo solo per uno. Non l’avesse detto mai. Era, risentita, l’accecò: Può darsi, dico può darsi, che la mia risposta aveva fatto intravedere ad Era un mondo di piacere che nessuno, neanche Zeus in quei primi trecento anni era stato capace di farle godere». Zeus compensò Tiresia con la preveggenza e gli destinò da «vivere sette esistenze non continuative”. Camilleri-Tiresia si ammanta della luce che si riverbera dalla conversazione teatrale. Racconta. Cita dalle opere letterarie che parlano di Tiresia; dai film. Dialoga con vari autori (Omero, Seneca, Dante; fino ad Apollinaire, Cocteau, Virginia Woolf, Pavese, Pound, Eliot). Acconsente e dissente. Alterca. Si impermalisce. Sterilizza l’astio. Si fa pungente. Ma sa anche avere i dovuti riguardi. Le citazioni risuonano, registrate dalla voce di Camilleri-Tiresia. E compaiono sugli schermi luminosi, insieme a brevi stralci di film (La Dea dell’Amore di Woody Allen; l’Edipo re di Pasolini). Sono nastri sonori. Diventano brani di luce. Tra rombi olimpici vorticano attorno al corpo del contastorie; e lo collocano in un tempo che contiene tutte le epoche che all’aedo, al rapsodo, sono state concesse da vivere.

Sino alle parole del commiato finale:

Può darsi che ci rivediamo tra cent’anni in questo stesso posto. Me lo auguro. Ve lo auguro

Immenso, sorprendente, preveggente Andrea Camilleri.


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