In occasione della 33° edizione del Civitafestival, è stata allestita a Civita Castellana una mostra dedicata all’ultima produzione artistica di Francesco Lupo, recentemente scomparso, dal titolo Del Divenire.

Meglio conosciuto per la sua produzione pittorica dai tratti espressionisti, per le sue figure contorte e la visione angosciante che dà dell’esperienza umana, Francesco Lupo si avvicina tardi alla fotografia e nelle sue prime opere si possono identificare le tracce del discorso pittorico che l’artista ha portato avanti a partire dalle prime tele di fine anni ’60, ovvero la disarticolazione del soggetto, l’alienazione dell’io, la desolazione dell’uomo.

Ma la fotografia non è la pittura e se il pennello, proseguimento ideale del braccio e quindi indissolubilmente legato all’io dell’artista, nei quadri diventa strumento per ‘esprimere’ l’angoscia e l’orrore della condizione umana, la macchina fotografica, dispositivo dotato di una sua logica, richiede un altro tipo di approccio, un diverso linguaggio.

Si fotografa ciò che già esiste, le forme e i volumi sono immediatamente riconoscibili dal nostro occhio ben addestrato alla realtà. Per un certo tipo di fotografia, come quella da reportage, il legame con la realtà è valore imprescindibile, fondativo, una foto è una testimonianza; ma per una fotografia artistica come quella di Francesco Lupo questo rapporto viene a rompersi, semplicemente perché qui è la realtà stessa a essere messa in discussione, e con essa l’unitarietà del soggetto.

E allora ecco i suoi ritratti frantumati, i suoi volti sezionati, capovolti e poi riassemblati, a significare la precarietà dello sguardo e della nostra condizione tutta. Ecco i suoi collage, in cui diversi elementi (frammenti di pubblicità, pezzi di giornale, poster cinematografici), si compongono a creare una composizione caotica, mutevole, imbevuta di reale, di pezzi di ognigiorno, eppure sfuggente.

Ma nonostante la volontà di rappresentare la frammentarietà della condizione umana, il soggetto è ancora ben presente in queste opere, non solo per le figure umane ritratte, ma anche per la forte, dominante presenza del loro autore. Il discorso dell’artista, quello sulla disarticolazione del soggetto di cui si parlava sopra, è ben rappresentato in queste prime composizioni, ma esso è ancora vincolato al suo referente, è un significato.

Il percorso del Francesco Lupo nella fotografia è un progressivo allontanamento del soggetto dal dispositivo. Nella serie dei nudi l’artista ‘interviene’ sul mezzo, lo manipola, e in questo modo ne riconosce l’esistenza, lo status di dispositivo dotato di una sua materialità, di una sua logica propria. Non è più la realtà (o la non realtà) e l’artista, ma il mezzo e l’artista.

Il passaggio fondamentale, la conclusione del percorso di allontanamento del soggetto avviene con l’ultima serie di opere: qui, a essere rappresentato non è più il soggetto ma il dispositivo stesso. Esso è significante e significato. I volti umani non sono che composizioni di pixel, non più legati a un referente.

Non è un caso che Francesco Lupo abbia citato riguardo alla sua produzione in ambito fotografico il discorso di Mario Costa, estetologo dei nuovi media e delle neotecnologie, che lo stesso Fabio Galadini, curatore della mostra Del Divenire allestita in occasione del Civitafestival, ha citato nel suo scritto critico.

Così scrive Costa nel suo saggio La fotografia senza soggetto: “L’interesse attuale della fotografia è, perciò, tutto quanto collocato al di là del suo comune e stanco presentarsi nei panni di una retorica dell’immagine che ne occulta il meccanismo significante e distrae dalla sua essenza, e consiste nella riacquisita consapevolezza e mobilitazione del suo essere primario come dispositivo”.

Il dominio del dispositivo sulla retorica dell’immagine, ben chiaro nelle ultime produzioni di Francesco Lupo, segna quindi il raggiungimento da parte dell’artista nell’uso del mezzo fotografico, di quella visione di disgregazione dell’io già indagata e pienamente raggiunta nella sua produzione pittorica, comune a molti grandi artisti del Novecento come Francis Bacon. Un artista da riscoprire.

La mostra Del Divenire allestita a Civita Castellana, negli spazi di ArtCeram, è visitabile fino al 5 settembre.

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Laura Girolami
Laura Girolami, 37 anni, dopo la laurea in Biblioteconomia ha esordito al cinema come sceneggiatrice e regista nel 2014 con Surrounded. Nel 2016 la sua prima commedia Non c’è più religione è andata in scena al Teatro Tordinona di Roma. La seconda commedia Pranzo a casa dei miei ha debuttato nel 2018 al Teatro Lo Spazio. Nello stesso anno ha pubblicato il suo primo romanzo Stupidi pesci edito da Il seme bianco. Appassionata di cinema, letteratura, serie tv, teatro, musica, fotografia, cibo, vino e meccanica quantistica.