I Sentinelesi sono una tribù indigena delle isole Andamane, in India, la più isolata del mondo che resiste ad ogni tipo di contatto con il mondo estero e con la civiltà moderna. Un turista americano imprudente ha deciso di avventurarsi sulla loro isola, ed è proprio lì che ha trovato la morte.

La tribù più isolata del mondo, i Sentinelesi

I Sentinelesi, come accennato poco sopra, sono la tribù più isolata del mondo che ha scelto di non avere nessun rapporto con la civiltà moderna continuando a vivere secondo le loro antiche usanze. Si trovano sull’isola di North Sentinel, nelle isole Andamane, in India ed è tra le ultime popolazioni a rimanere intatte e incontaminate, preservando il loro status originario.

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Sentinelesi, Isole Andamane (greenreport.it)

Vivono di caccia, pesca, e raccolta di piante selvatiche, sembra che non pratichino attività agricole o allevatorie o di metodi per produrre il fuoco. Vivono in capanne, e navigano il mare a bordo di canoe. Si pensa che siano residenti dell’isola da circa 60.000 anni e probabilmente sono l’unica cultura pre-neolitica rimasta sulla terra.

Questo suo stato di isolamento la rende anche “la società più vulnerabile del pianeta”, così definita dal Survival International, il movimento mondiale per i diritti dei popoli indigeni. Questa definizione deriva da fatto che la popolazione non ha sviluppato alcun tipo di difese immunitarie verso malattie per noi comuni, che per loro però rappresentano un pericolo mortale che potrebbe mettere fine alla loro civiltà.

Questo spiega quindi la loro ferma posizione sul non volere contatti con l’esterno per nessun motivo, perché questo potrebbe alterare e persino distruggere la loro realtà. Lo dimostrano le foto del 2004, dopo lo tsunami, scattate ad alcuni membri della tribù mentre lanciavano frecce contro l’elicottero che stava sorvolando le loro terre. Il governo indiano cercò anche di contattarli negli anni ’60, ma il tentativo di spedizione scientifica non andò a buon fine e una spedizione del National Geographic che girava un documentario ebbe ancora meno successo. Survival International, che si batte per i diritti delle tribù indigene, nel 2014 ha denunciato i pescatori di frodo che minacciavano le acque dell’isola, sollecitando così le autorità a proteggere la popolazione e l’isola stessa da incursioni esterne.

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Isole Andamane (ilsole24ore.com)

L’incidente violento più recente è avvenuto nel 2006, quando due pescatori nel Golfo del Bengala si sono avvicinati l’isola. I pescatori furono uccisi e seppelliti in tombe poco profonde dai nativi, e gli ufficiali che tentavano di recuperare i corpi furono accolti ugualmente con una pioggia di frecce e giavellotti, ma riuscirono a fuggire incolumi.

Il missionario ucciso da una pioggia di frecce

E’ noto dunque al mondo che è categoricamente vietato andare sull’isola. Sfortunatamente, John Allen Chau, cittadino statunitense e missionario cristiano, ha voluto sfidare i severi divieti vigenti. Spinto dal desiderio di voler convertire al Cristianesimo la tribù, ha corrotto alcuni pescatori per portarlo sull’isola illegalmente nonostante fosse stato ammonito della pericolosità della sua azione.

Ben presto il ragazzo di 27 anni ha però trovato la morte, colpito da una freccia lanciata dalla tribù che lo ha respinto non appena è approdato sull’isola.

Il caso è molto difficile dal momento che la polizia ha le mani legate e non sa bene come muoversi in questa situazione. Recuperare il corpo sembra impossibile visto che un’incursione da parte della polizia sull’isola metterebbe a rischio gli uomini della missione e allo stesso tempo la vita dei Sentinelesi.

Il “Safari umano”

Il comportamento di queste tribù nei confronti dei visitatori esterni, permette loro di rimanere immuni non solo alle malattie che potrebbero cancellarli dal pianeta, ma anche dai terribili “safari umani”. Un esempio di questa triste realtà è la tribù dei Jarawa che viene trattata come attrazione turistica o animali di uno zoo dai numerosi visitatori che ogni giorno viaggiano lungo la Andaman Trunk Road, la strada che attraversa la loro riserva. Questo fatto, unito alla pericolosità delle malattie esterne per la popolazione, ha portato le Nazioni Unite e il Ministro indiano agli affari indigeni a condannare i “safari umani” richiedendo la chiusura della strada incriminata. La strada non è mai stata chiusa, le autorità locali sembrano aver ignorato l’appello. Così dal 1998, anno in cui i Jarawa hanno cessato di opporsi al contatto con gli stranieri, ad oggi la loro terra è vessata dai saccheggiatori che rubano animali, introducono alcoolici e sfruttano sessualmente le loro donne.


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