Il red carpet dell’Auditorium Parco della Musica per animali

L’Auditorium Parco della Musica ospita tante rassegne e nasce per dare respiro a un’area di Roma. Ma al centro c’è la musica e a volte anche gli animali. Il Photo Ark.

Dal festival del Cinema alle mostre che svelano un’etica di cui si parla poco o mai. Ecco dunque il Photo Ark nelle sale dell’Auditorium Parco della Musica.

auditorium parco della musica
PhotoCredit musicaprogetto.org

Tante occasioni

Disegnato dall’Archi-star Renzo Piano, L’Auditorium Parco della Musica, è una grossa ciliegia sulla torta. Un’intraprendente realizzazione artistico-funzionale all’incrocio tra il Quartiere Parioli e il sottostante Villaggio Olimpico.

È diventata cuore pulsante di Roma con un calendario ricchissimo e innovativo e ha saputo costruire nel tempo il Festival del Cinema, antagonista discusso del più ben noto e avviato Festival di Venezia.

Le sale ospitano concerti, sfilate di moda, incontri sulla letteratura e ogni occasione artistica efficace che richiami il pubblico attento, e anche quello di massa. D’inverno ospita una pista di pattinaggio sul ghiaccio, e durante l’anno è luogo di mostre mercato, esposizioni artistiche e di architettura urbana, progetti e istallazioni sui nuovi giardini 3.0

Il progettista delle specie

In questo periodo va in scena una selezione breve del Photo Ark – Meraviglie del mondo animale, un interessante frame sulle settemila quattrocento specie in cattività che vivono ai quattro angoli del pianeta, immortalate dal fotografo, Joel Sartore, negli ultimi dodici anni.

auditorium parco della musica
Photo Ark – PhotoCredit National Geographic

L’autore, peraltro, sta già lavorando alle altre dodicimila ospitate negli zoo, riserve e centri di conservazione, perché il progetto Photo Ark possa essere davvero completo.

Ci invita a riflettere sulle trasformazioni della terra per opera dell’uomo che, se non controllate, porteranno a una sesta estinzione di massa.

La fotografia al servizio dell’uomo, dunque, con una chiara lettura del nostro ecosistema attraverso un’interpretazione visiva personale, molto familiare se si ha confidenza con il marchio National Geographic e decisamente concentrata sulle specie, tanto da preferire un fondale nero che ne faccia risaltare lo sguardo, la vivacità dei colori, la vita stessa di questi animali.

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