Dopo aver fatto il giro di molti festival, tra cui Telluride e Toronto, Il visionario mondo di Louis Wain, biopic con Benedict Cumberbatch sull’artista inglese che dà il nome al titolo, è arrivato dritto su Prime Video senza passare dalle sale. E considerando la qualità del progetto estetico del regista Will Sharpe, avrebbe meritato forse una distribuzione di più ampio respiro.  

Il visionario mondo di Louis Wain racconta la storia vera dell’illustratore inglese che nella Londra vittoriana divenne famoso come ritrattista di gatti. I suoi gatti antropomorfi che bevono il tè, suonano e giocano a carte riuscirono incredibilmente a conquistare un pubblico da sempre avverso e restio a vedere nel gatto le doti tipiche di un animale da compagnia.

In questo senso, l’opera di Wain fu fondamentale per ribaltare il radicato pregiudizio nei confronti dei felini, storicamente bistrattati se non addirittura associati a pratiche malefiche.

Louis Wain, gentiluomo di una famiglia decaduta, unico figlio maschio con cinque sorelle e una madre da mantenere, fu un uomo dalla personalità eccentrica, con una immaginazione fervente e una mente resa fragile da un disturbo mentale che segnò soprattutto gli ultimi anni della sua vita, trascorsi negli ospedali psichiatrici.

Un uomo strambo e sottovalutato, come i gatti randagi affamati e fradici della Londra vittoriana buoni per cacciare i topi e niente di più.

Il film ce lo mostra subito anziano, con i capelli bianchi e la barba lunga, rinchiuso in uno spoglio ospedale psichiatrico per indigenti. La sua fragilità mentale unita a una disastrosa gestione delle finanze lo fece cadere in disgrazia, come accadde a molti geni prima di lui. Tutto quello che vediamo dopo è un lungo flashback che ripercorre la sua vita.  

Louis Wain e i gatti

La prima parte del film è dominata dalla storia d’amore con Miss Emily Richardson (Claire Foy) l’istitutrice delle sue sorelle, che Wain sposò nonostante le rimostranze della famiglia, e che morì prematuramente di cancro dopo appena tre anni di matrimonio. Gli anni felici trascorsi in una casa nella campagna a nord di Londra segnano un momento fondamentale nella vita di Wain.

È qui che fa amicizia con il primo della lunga serie di gatti che accompagneranno la sua vita, ispiratore di molte delle figure feline ritratte nei suoi dipinti: il gatto Peter.

Il visionario mondo di Louis Wain

Da questo momento in poi, Louis Wain non farà che disegnare e dipingere gatti, ossessivamente, come la sua mente detta. La morte di Emily prima e della più posata sorella maggiore Caroline (Andrea Riseborough) poi, peggioreranno il suo già precario equilibrio mentale, sprofondandolo nel delirio. La seconda parte del film è soprattutto questo: corpi di persone con la testa di gatto, l’oceano che sommerge e affoga, visioni di elettricità.

L’elettricità

Il titolo originale del film, The Electrical Life of Louis Wain, sottolinea uno degli aspetti fondamentali del pensiero di questo artista insolito che nella traduzione in italiano si perde, ovvero la sua ossessione per l’elettricità.

Siamo nell’Ottocento, un momento chiave per lo sviluppo della teoria elettromagnetica e delle sue applicazioni pratiche che proliferano a fine secolo, proprio negli anni della maturità di Louis Wain. È in questo periodo che nascono il telefono, il fonografo, la lampadina: il mondo in cui vive Louis Wain è un mondo dominato dall’elettricità.

Ora, anche se Wain aveva diverse teorie in proposito, non sono molti gli aspetti che accomunano i gatti e l’elettricità. Guardando la produzione artistica di Wain è forse possibile rintracciare la sintesi di questo strano connubio nella sua serie di Psychedelic Cats, fatti di piccole, minuziose pennellate, di atomi di colore.

(Su questi suoi quadri, verosimilmente più tardi rispetto ai più popolari gatti antropomorfi con cui l’artista è diventato famoso, si sono concentrate le teorie di molti psicologi che vi hanno rintracciato i segni progressivi di una schizofrenia non diagnosticata.)

Il visionario mondo di Louis Wain, un film pittorico

Più difficile è tradurre il complesso, insolito immaginario dell’artista in un film. E in effetti non deve essere stato facile per il regista Will Sharpe, che firma il copione insieme a Simon Stephenson, tenere insieme questi due mondi apparentemente lontanissimi. Il pericolo maggiore era quello di creare un film scollato e dispersivo.

Una trappola che il giovane regista giapponese-inglese riesce invece a evitare regalandoci un film ben centrato, costruito intorno alla mente e al cuore del suo protagonista, meravigliosamente interpretato da Benedict Cumberbatch.

La narrazione segue gli schemi classici di un biopic e la ricostruzione dell’Inghilterra vittoriana è impeccabile, come ci si aspetta da una importante produzione come questa. Niente di nuovo, quindi. A colpire ne Il visionario mondo di Louis Wain, oltre allo splendido lavoro di tutti gli attori, è la regia di Sharpe, che asseconda le eccentricità di un personaggio fuori dagli schemi e mentalmente disturbato senza strafare.  

Il visionario mondo di Louis Wain

Sharpe sceglie il 4:3 e uno stile pittorico con filtri vintage che scaldano anche la freddezza digitale delle televisioni cui è destinato. Il regista si concede anche qualche guizzo che non ti aspetti, ma Il visionario mondo di Louis Wain resta un film esteticamente molto raffinato.

Le scene della vita matrimoniale di Louis e Emily sono tra le più belle e toccanti di tutto il film. Molta luce e molto colore in questa sequenza la cui eco si sente poi per tutto il film. Il merito, ovviamente, è anche e soprattutto dei due protagonisti.

Un cast eccellente, che oltre ai nomi già citati comprende il grande (che non la si prenda come una battuta di dubbio gusto) Toby Jones, nel ruolo dell’amico e mentore di Wain Sir William Ingram, e due eccezionali cameo, quello di Taika Waititi e soprattutto quello di Nick Cave (grande estimatore dell’opera di Wain) nel ruolo di H. G. Wells. Da segnalare inoltre la voce narrante di Olivia Colman nella versione originale.

Insomma, per concludere, sarà per i gatti o sarà per la grandezza degli attori inglesi, sta di fatto che quella de Il visionario mondo di Louis Wain è una bella visione, capace anche non di rado di strappare qualche lacrima.

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Laura Girolami
Laura Girolami, 37 anni, dopo la laurea in Biblioteconomia ha esordito al cinema come sceneggiatrice e regista nel 2014 con Surrounded. Nel 2016 la sua prima commedia Non c’è più religione è andata in scena al Teatro Tordinona di Roma. La seconda commedia Pranzo a casa dei miei ha debuttato nel 2018 al Teatro Lo Spazio. Nello stesso anno ha pubblicato il suo primo romanzo Stupidi pesci edito da Il seme bianco. Appassionata di cinema, letteratura, serie tv, teatro, musica, fotografia, cibo, vino e meccanica quantistica.