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Intervista ai MishMash “E così tutto canta: Dialoghi e musiche per un futuro possibile”

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Gruppo unico nel suo genere, MishMash, sin dalla sua fondazione, uniscono in un percorso tra tradizioni popolari e intercultura quattro musicisti appartenenti a 4 differenti fedi religiose – Buddismo, Cristianesimo, Ebraismo e Islam. Sono Marco Valabrega al violino, Daniele Valabrega alla viola, Nicola Pignatiello alla chitarra, Bruno Zoia al contrabbasso e Mohssen Kasirossafar alle percussioni persiane e, insieme a loro, la cantante italo-turca Yasemin Sannino. Li intervistiamo a proposito del loro album in cui molte sono le collaborazioni eccellenti. A partire dal prezioso cameo di Gabriele Coen al clarinetto, la partecipazione della cantante iraniana Nazanin Saveh e un brano interpretato dalla straordinaria voce di Lucilla Galeazzi.

Qual è la storia della vostra collaborazione con Edith Bruck?

Alcune collaborazioni risalgono alle nostre origini, come l’incontro con Edith Bruck, donna straordinaria che abbiamo accompagnato nelle sue letture in Paesi europei.
A volte anche affrontando importanti resistenze… Mi viene in mente quando andammo ad accompagnarla in Austria dove parlò della sua esperienza. Questo avveniva durante il governo capeggiato da Jorg Haider. In quella occasione Edith ci ha insegnato una canzone che lei stessa imparò sulle gambe di suo padre, e che successivamente abbiamo inciso in una nostra produzione. Edith Bruck ci raccontò di come la musica sia stata sempre presente anche durante tante tragedie da lei vissute. Ci è stata sempre vicina e per questo lavoro ha voluto donarci tre delle sue poesie. Sono così attuali, prive di retorica: messaggi chiari e diretti, direi inconfutabili.

Chi sono i vostri compagni di viaggio nei vari eventi, tra danza, recitazione e fotografia?

Le danzatrici che ci accompagnano sono Elisa Scapeccia ed Emanuela Vecchio che eseguiranno delle coreografie inedite create per il progetto nell’ambito di un quadro scenico unitario.

Elisa Scapeccia è una coreografa, danzatrice di livello internazionale, direttrice della scuola Danza e Dintorni, che partecipa in prima persona al progetto portando le sue competenze nell’ambito della danza mediorientale e di fusione. Emanuela Vecchio, danzatrice presente sulla scena della danza mediorientale da oltre 20 anni, interpreta la magia sensuale delle atmosfere orientali. Anche gli attori Esper Russo e Tiziana Biscontini sono essenziali. Provengono dalla compagnia Il Salto, curano la direzione Artistica del Teatro comunale di Canale Monterano Maurizio Fiorani con produzioni teatrali finalizzate a portare in scena testi inediti di introspezione e riflessione filosofica. Per lo spettacolo che i MishMash portano sul palco gli davvero molto grati: hanno curato l’elaborazione drammaturgica dei testi inediti per la rappresentazione in scena durante l’esecuzione musicale.

MishMash gruppo
MishMash gruppo, foto Mohssen Kasirossafar

Come nascono le collaborazioni eccellenti che avete avuto nel vostro disco?

L’incontro con Yasemin Sannino, la meravigliosa cantante delle “Fate Ignoranti”, risale a molti anni fa. E’ con noi sin dal nostro terzo CD, “Yasaman”.
Abbiamo condiviso moltissimo cpn lei e costruito grazie anche al suo contributo essenziale, brani importanti del nostro repertorio.
Con Lucilla Galeazzi abbiamo tenuto dei concerti in Sicilia nei primi anni del 2000, mentre eravamo in una tournee teatrale, ed è subito nato con un legame speciale che si è rinnovato e rinvigorito ad ogni nostro incontro! Il nostro percussionista Mohssen Kasirossafar, per un suo brano, ci ha invece fatto conoscere la splendida voce di Nazanin Saveh ed ha pensato di coinvolgere il M° Gabriele Coen al clarinetto. Inoltre, abbiamo in diversi brani la viola d’eccezione di Daniele Valabrega, un giovane pieno di talento e che ha già affermato il suo talento sulla scena italiana.

La musica popolare dopo un lungo periodo di oblio: nessun festival ne può fare a meno ma la riscoperta delle tradizioni per molti non è un trend. Il punto di vista degli addetti ai lavori come è cambiato nella vostra percezione?

Malgrado la musica popolare o di contaminazione popolare sia tornata alla ribalta per un breve periodo, non si può certo dire sia un trend. Sarebbe improprio.
Ma d’altronde sarebbe come negare la propria natura, che accompagna le culture in ogni epoca riportando alla luce le proprie profonde radici. Diventando di “moda” si perderebbe in autenticità. Questo è vero in Italia, come in Turchia o in Brasile, Paesi dove la cultura popolare ha una vitalità che non si è mai spenta. Senza dubbio ha un peso importantissimo anche lo spazio che gli si dedica dai media. Da noi è pressochè inesistente questo spazio. Credo tuttavia che sia  possibile una continuità nella trasmissione, come dire, e che per tradizione è sempre stata “orale”, anche attraverso il contatto locale, sul territorio attraverso i concerti live, e con la diffusione che possono offrire i nuovi media.  Noi abbiamo sempre perseguito un’autenticità non tanto attraverso la ricerca delle fonti, ma nello scambio e nella miscelanza, una ricchezza che deriva dalle nostre diverse radici e dalle nostre provenienze. E in questo “dialogo fra le parti” vogliamo attualizzare la tradizione, cantarla e suonarla in questo ambito e in questo momento, mostrandone la nostra voce più autentica. Crediamo che solo in questo modo la nostra proposta possa essere riconosciuta ed autorevole. Di conseguenza puà divenire di interesse anche per “gli addetti ai lavori”.

In un’epoca come quella che stiamo vivendo, la voce – e non solo quella musicale – svolge una funzione importante nel dialogo interculturale, ma la musica è sempre più appiattita a funzioni pratiche e di sottofondo. Da dove partono i vostri testi e l’interpretazione vocale che se ne è data nell’album?

In un’epoca così distratta e piena di voci intrecciate, abbiamo cercato di farle parlare insieme: abbiamo diversi generi a disposizione, con la ricerca del dialogo e dell’ascolto reciproco. Crediamo che questa sia l’unica chiave possibile per poter creare il linguaggio che ci caratterizzi. E così, come nel brano d’apertura del CD in cui Lucilla Galeazzi interagisce sui nostri assoli creando differenti piani sonori che scovergono fino a condurre ad una nuova atmosfera, i MishMash anche nella scelta variata dei brani e nella scrittura di questi, cercano continuamente nuovi spazi espressivi che si combinino armonicamente fra loro.

Per i testi abbiamo attinto dalla poesia persiana e dai testi translati dalla lingua turca, ma abbiamo anche lasciato spazio alla pura creatività del canto senza testo. Parlo di   suoni puri ed evocativi espressi dal canto, proprio come nel Niggun, il canto spirituale senza parole. Il Niggun che non richiede la parola perché nessun testo può esprimersi come il suono puro della voce.


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