È destino comune dell’uomo, nell’arco della propria vita, ritrovarsi di fronte a prove difficili che richiedono il ricorso a tutto il proprio coraggio, impegno e determinazione; ed è proprio il coraggio, in tutte le sue sfaccettature, il tema principale del libro di cui voglio parlarvi oggi: “La treccia”, della sceneggiatrice e regista Laetitia Colombani, qui al suo romanzo d’esordio.

Il romanzo è scritto in maniera cinematografica, con i capitoli organizzati come episodi di una serie televisiva che scorrono con ritmo, senza tempi morti, e si concludono con un finale aperto che invoglia il lettore a correre a quello successivo.

Con uno stile di scrittura semplice, l’autrice ci offre la possibilità di sentire sulla nostra pelle le emozioni di rabbia, paura ed impotenza delle tre protagoniste, Smita, Giulia e Sarah che pur completamente diverse per lingue, culture e stili di vita sono accomunate dal coraggio con cui affrontano le loro battaglie personali e si ritrovano alla fine legate, senza mai incontrarsi, dai capelli di una treccia che diventa per tutte loro simbolo di dignità, speranza e rinascita.

Andiamo insieme alla scoperta delle loro storie.

Smita

Smita vive con il marito e la figlia in una baracca alla periferia di Badlapur, in India, in condizioni di estrema povertà. È una dalit, un’intoccabile, e perciò si trova incatenata in nome di questa antica e crudele tradizione ad una vita ai margini, senza diritti.

Smita vive con rassegnazione il suo destino, ma coltiva il desiderio di mandare a scuola la figlia Lalita, certa che solo l’istruzione potrà salvarla da una vita fatta di miseria e soprusi.

Molte forze ostacoleranno la realizzazione di questo sogno, quasi a voler ribadire con arroganza che un’intoccabile non può permettersi neanche di sognare, ma Smita lotterà con tutte le sue forze per garantire un destino da donna libera a sua figlia.

I capelli che taglieranno  saranno il simbolo e il mezzo della liberazione da una condizione intollerabile

Giulia

Giulia vive a Palermo, in Italia, e lavora con il padre in un laboratorio di “cascatura”, la tradizionale arte siciliana di conservare i capelli tagliati per ricavarne parrucche. A seguito di un grave incidente subito dal padre, Giulia si trova costretta a prendere le redini dell’impresa, che scopre essere sull’orlo del fallimento.

Solo una cosa potrebbe impedire la catastrofe: sposare un ricco concittadino e rinunciare per sempre al vero amore che ha gli occhi scuri di Kamal. Lotterà Giulia per salvare l’impresa che rappresenta le radici della sua famiglia.

Le ciocche di capelli provenienti dall’India che Giulia lavorerà saranno il simbolo e il mezzo della speranza da realizzare

Sarah

Sarah vive a Montreal, in Canada, ed è un noto avvocato che ha sacrificato tutto in nome della carriera. Nel prestigioso studio legale in cui lavora le si richiede di essere sempre spietata ed al massimo dell’efficienza, “qualità” in cui Sarah eccelle, finché una grave malattia la costringerà a fermarsi, a guardarsi dentro, e le farà comprendere il vero senso della sua vita.

Lotterà Sarah due volte: contro la malattia e contro un sistema lavorativo che la emargina perché non la riconosce più corrispondente ai propri requisiti di durezza e produttività.

La parrucca proveniente dall’Italia che Sarah dovrà indossare sarà il simbolo e il mezzo della rinascita dalle avversità

Per conoscere il resto del racconto e sapere se le nostre eroine riusciranno a superare tutti gli ostacoli dovrete ovviamente immergervi nella lettura del libro!

Le tre protagoniste con le loro storie ci mostrano il significato della parola resilienza: la capacità di essere persone che nonostante le circostanze avverse, e contro ogni previsione, riescono a dare uno svolta positiva alla propria esistenza. Questo può essere un bell’esempio da seguire per tutti noi; Smita, Giulia e Sarah ci insegnano a non arrenderci mai, ci esortano ad agire, nonostante i timori, ad allenarci all’esercizio del coraggio, a spezzare le catene delle tradizioni e dei pregiudizi ed a non subire le scelte di altri, perché vivere spesso comporta una buona dose di coraggio, ma il cammino deve essere il nostro e   dobbiamo impegnarci perché sia unico e risplendente.

Vi voglio lasciare con una piccola citazione tratta dal libro:

A  tutti quelli che cadono e si sollevano, mille volte, che mille volte si piegano, ma non si arrendono

Con l’augurio di non perdere mai il coraggio per combattere per ciò che si crede.

La  treccia” – di Laetitia Colombani – Casa Editrice Nord

La Treccia
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Giovanna Buzzurro
Mi chiamo Giovanna, ho 49 anni, sono nata e vivo a Genova, una bellissima città stretta tra montagna e mare, ricca di numerosi tesori svelati e ancora più in gran numero nascosti, che solo un occhio attento al dettaglio può cogliere ed amare. Amo passeggiare in mezzo alla natura, andare per mercatini di antiquariato, a mostre di pittura, al cinema, vedere le serie televisive, ma la mia vera grande passione è la lettura. Secondo Marcel Proust “ogni lettore, quando legge, legge sé stesso; l’opera dello scrittore si trasforma in una specie di strumento ottico offerto all’anima del lettore per permettergli di discernere quello che, senza il libro, non avrebbe forse visto in sé stesso”. Credo che il mio grande amore verso la lettura sia proprio dovuto a questo, cercare attraverso un libro di conoscere meglio me stessa e gli altri. Un buon romanzo deve essere capace di colpire, di lasciare un segno nell'anima del lettore, e il mio sogno è di avvicinare a questo meraviglioso mondo, fatto di parole ed emozioni, più persone possibili. Sarebbe bello essere sempre più numerosi!