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L’Iran alla Biennale racconta la vita, l’arte e la pace

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Tutti a Venezia per la Biennale, da tutto il mondo, Venezia la città che riesce ad accogliere tutti e come sempre l’Iran è presente con i suoi artisti e la sua arte e sa stupire, portando un messaggio di pace.
Of Being and Singing” è la mostra presentata dalla Repubblica Islamica dell’Iran alla 58° Edizione dell’Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia è una mostra voluta dal Commissario Hadi Mozaffari del Visual Arts Affair Office e Mehdi Afzali, CEO di Institute of Contemporary Arts Developments, ideata dal curatore Alì Bakhtiari e che espone opere di Reza Lavassani, Samira Alikhanzadeh e Ali Meer Azimi.

L’Iran alla Biennale di Venezia

La location è davvero particolare: “Fondaco Marcello” sul Canal Grande, è un nuovo, affascinante spazio per l’arte contemporanea a Venezia. Si tratta di un magazzino cinque-secentesco, suggestiva struttura in laterizio con colonne in pietra che sostengono monumentali capriate di legno. Esempio di architettura funzionale che ricorda per tipologia l’interno delle Corderie dell’Arsenale.
Ali Bakhtiari è giovane e il suo sguardo intelligente non lascia dubbi al successo dell’operazione dell’Iran a questa Biennale. E’ il curatore del padiglione, raffinato e poliglotta. Ha una carriera da invidiare: inizia nel mondo delle gallerie d’arte di Teheran nel 2008, un’universo affascinante, uno degli aspetti sorprendenti della capitale iraniana, i venerdì a Tehran sono un turbine di mostre, vernici e eventi artistici.

L’Iran alla Biennale racconta la vita, l’arte e la pace
L’Iran alla Biennale racconta la vita, l’arte e la pace

Ali Bakhtiari

Alì è un collezionista che ama rinvestire i suoi guadagni nella sua collezione e da sempre collabora con musei europei e grandi gallerie. Ma sin da bambino ha la passione, o meglio, ossessione dei libri e così nel 2012 fonda una casa editrice “ABBooknes”, una sfida in cui si mette in gioco personalmente. L’editore che dialoga con gli artisti, invitando iraniani e mediorientali a usare il libro come una tela. Nel 2013 pubblica il primo libro “Catching the Moon” una documentazione accurata degli studi della grande artista iraniana Farideh Lashai (1944 – 2013), incisioni, disegni e fotogrammi, solo 50 copie, un esperimento per iniziare.

L’esperimento ha successo e Bakhtiari decide di pubblicare un libro davvero unico nel suo genere “The Grand Book of Heech”, in collaborazione con il più importante e quotato artista del Medioriente , l’iraniano Parviz Tanavoli. “Heech”, tradotto dal farsi è “ il Nulla”. Una grande scultura di ottone che rappresenta con la calligrafia persiana la parola Heech, diventata ormai un simbolo contemporaneo dell’arte iraniana. Tanavoli ripensa la sua opera sottoforma di libro d’artista insieme a Bakhtiari, edizione limitata per un libro/opera d’arte, che riscuote grande successo.

Bakhtiari sbarca in laguna per raccontare l’Iran e lo fa in maniera poetica e convincente. Tre le motivazioni determinanti dell’esposizione “Of Being and Singing”, dovuti all’attuale situazione politica dell’Iran. Questo il preambolo: un Iran sanzionato non ha certo le condizioni migliori per far conoscere all’estero i propri artisti. La situazione è molto complicata ,ed è sempre più difficile per gli artisti esporre fuori dall’Iran e quindi far conoscere la propria arte. Allo stesso tempo non è più così semplice per i curatori internazionali andare in Iran, senza conseguenze per collaborazioni con i paesi che applicano le sanzioni.

La comunità degli artisti dell’Altopiano iranico subisce la pressione della situazione economica e politica così come il resto della società, ma non vuole piegarsi o abbattersi, al contrario vuole essere espressione di speranza e vita e questa mostra è una testimonianza.

L’Iran alla Biennale racconta la vita, l’arte e la pace

E allora, per prima cosa, nel Fondaco Marcello, tra i veli che separano le opere, espongono solo artisti che vivono e lavorano in Iran, una scelta ponderata e voluta fortemente. Secondo, una donna, un’artista in grado di rappresentare la sua generazione, portavoce femminile dell’arte. Terzo fattore non solo Tehran è presente e così con Ali Meer Azimi viene rappresentata una delle più belle città del Medioriente, Esfahan, ex capitale e definita da sempre “ l’altra metà del mondo”.

Luce che viene dal Canale e poi una luce soffusa, teatrale, per ammirare tra i veli e poi senza, un’opera straordinaria di Reza Lavassani. Un’artista molto conosciuto come scultore, pittore e anche illustratore, una personalità eclettica e originale, profondo conoscitore della cultura classica iraniana che ha saputo rileggere i concetti poetici persiani in chiave contemporanea. E’ la sua opera che rapisce, che trasforma il visitatore in un investigatore, pronto ad analizzare ogni singolo oggetto , ogni singola parte scoprendo tra luci ed ombre “la vita” . L’opera si chiama proprio “Zendegi” in italiano “La Vita”, in cartapesta, per dare anche un senso al concetto di riciclo.

L’Iran alla Biennale racconta la vita, l’arte e la pace
L’Iran alla Biennale racconta la vita, l’arte e la pace

Tre anni per realizzarla , il tempo per creare diventa meditazione e entra a far parte dell’opera per metter in luce le riflessioni quotidiane di una poesia visiva che diventa arte. “La Vita” gioca sul concetto del ciclo infinito di vita e assenza, gli oggetti di uso quotidiano che Lavassani ha scelto di collocare nella sua installazione rappresentano parole sospese, sono privati della loro funzione e rimandano all’assenza di qualcos’altro. Questa creazione è una poesia a tre dimensioni che si racconta silenziosamente.

L’Iran alla Biennale racconta la vita, l’arte e la pace
L’Iran alla Biennale racconta la vita, l’arte e la pace

L’Iran alla Biennale di Venezia: le opere

Ma le emozioni sono anche dietro teli di tulle più chiari che separano le istallazioni di Samira Alikhanzadeh, pulite, essenziali ma coinvolgenti. Un’artista che vuole con le sue opere guardare il futuro, ricordando il passato. Ha scelto le foto di famiglia come materia prima del proprio tempo e, manomettendo le immagini, ha analizzato le proprie idee sull’identità e la memoria. Samira, ritagliando i ritratti dallo sfondo delle vecchie foto e sistemandole su una trama metallica, conduce lo spettatore a cercare una narrazione visiva, che va oltre la sola visione delle fotografie.  

L’Iran alla Biennale racconta la vita, l’arte e la pace
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Nonostante tutto… L’Iran c’è.

L’Iran c’è e non si fa intimorire, la sua arte famosa nel mondo non cede il passo alle difficoltà evidenti di una crisi economica e di un isolamento immeritato, che rendono ancora più evidente la grande determinazione e il grande orgoglio della sua gente. Pubblico numeroso: curiosi, curatori, addetti ai lavori, critici, artisti, coinvolti da artisti che sono tre facce diverse di una civiltà antica che ha sempre saputo dare un senso all’arte, fondendo e rileggendo la tradizione e l’arte classica con chiavi di lettura moderne, innovative e contemporanee. Un Padiglione che avrebbe potuto gareggiare per un podio, ma che le ragioni della politica e delle alleanze, gli impediranno di conquistare. 

Leggi anche “Le opere d’arte inquietanti della Biennale di venezia


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