Una semplice tazzina di caffè è molto più di una bevanda calda dall’aroma inconfondibile. E’ un gesto quotidiano, una coccola mattutina, una pausa pomeridiana, un incontro con un amico, un appuntamento romantico, senza dimenticare la cultura e la tradizione che si nascondono dietro di essa. Ma il caffè è anche altro, può essere infatti l’ispirazione per un romanzo! Diego Galdino lo sa bene, perché oltre a lavorare nel bar di famiglia dove ogni giorno serve caffè ai suoi clienti, è anche uno scrittore.

L’ultimo caffè della sera di Diego Galdino

Dopo il suo primo romanzo del 2013 Il primo caffè del mattino, divenuto un caso letterario, lo scrittore romano sente il bisogno di riprendere quella storia, apparentemente conclusasi anni fa, per dargli un seguito con il nuovo libro L’ultimo caffè della sera edito da Sperling & Kupfer.

L’ultimo caffè della sera
L’ultimo caffè della sera, Diego Galdino

Definito «il Nicholas Sparks italiano», Diego Galdino ha portato a casa tanti successi con Il viaggio delle fontanelle, Mi arrivi come da un sogno, Vorrei che l’amore avesse i tuoi occhi, Ti vedo per la prima volta, tanto che è stato pubblicato anche in Germania, Austria, Svizzera, Polonia, Bulgaria, Serbia, Spagna e Sudamerica.

Con la sua ultima opera L’ultimo caffè della sera torna a dar vita sulle pagine a Massimo, il protagonista del primo romanzo e proprietario di un piccolo bar nella capitale. Gli ingredienti principali di questa storia sono l’amore, la Città Eterna e ovviamente il caffè! Passati due anni dalla sua coinvolgente storia d’amore con una ragazza francese, Massimo sembra aver trovato nuovi equilibri ed un nuovo amore. Il passato però torna a bussare alla sua porta e questo lo manderà in confusione dovendo scegliere a chi donare il suo cuore.

Del resto come dice l’autore stesso il racconto “ti dice dolcemente che per trovare la persona giusta non basta un caffè, ne servono due…Il primo del mattino e l’ultimo della sera”.

L’ultimo caffè della sera
L’ultimo caffè della sera, Diego Galdino

Abbiamo avuto il piacere di rivolgere qualche domanda a Diego Galdino, di seguito la nostra intervista.

La sua è una doppia vita, si divide infatti tra il lavoro dietro il bancone del bar di famiglia e la professione di scrittore. Riesce a far convivere queste due realtà?

Sicuramente non è facile far conciliare questa mia doppia vita, perché fortunatamente per quanto riguarda quella letteraria, abbiamo superato ogni più rosea aspettativa. In realtà abbiamo sublimato il sogno, se mi avessero detto quando ho iniziato a scrivere che un giorno sarei arrivato ad essere pubblicato in otto paesi europei e Sudamerica e ad essere uno degli autori italiani più pubblicati da una delle più importanti case editrici italiane mi sarei fatto una grande risata. In effetti delle volte mi sento un po’ come Clark Kent e Superman. Ancora oggi mi sveglio alle quattro di mattina scrivo per un’oretta e mezza e poi indosso la divisa da barista per andare a preparare i caffè ai personaggi delle mie storie.

Come è nato L’ultimo caffè della sera? Cosa l’ha spinta a continuare la storia de Il primo caffè del mattino?

In realtà non era previsto che io scrivessi il seguito de Il primo caffè del mattino, non sono un amante dei seguiti, preferisco da sempre cimentarmi in storie autoconclusive. Ma negli ultimi anni mi sono capitate un sacco di cose brutte, o almeno non belle, che hanno stravolto la mia vita e il bar di famiglia che poi è la stessa cosa. Così ho deciso di scrivere L’ultimo caffè della sera, come dico sempre: “per rendere leggendario l’ordinario”, perché di bar dove bere il caffè ce ne sono tantissimi e in tutto il mondo, ma come quello dove sono nato e ancora oggi continuo a fare i caffè credo ce ne siano pochissimi. Anch’io come Massimo il protagonista de Il primo caffè del mattino ho perso un grande amico, un secondo padre. È stata una perdita, come accade nel mio nuovo romanzo, improvvisa, destabilizzante, per me e per il bar. Qualche mese dopo anche mio padre, quello vero, si è ammalato gravemente. Così sono rimasto da solo, sia fuori, che dietro il bancone del bar. A quel punto, sono dovute cambiare tante cose, ho dovuto reinventarmi e per non mandare perduti i ricordi e le persone, ho deciso di scrivere questo libro mettendoci dentro tutto, le battute e gli aneddoti che per me erano familiari, erano casa, aggiungendoci ciò che mi rende lo scrittore che sono…l’amore.”

Quali sono i suoi riferimenti letterari, gli scrittori ai quali si sente più legato e riconoscente?

Il mio libro della vita è Persuasione di Jane Austen, perché è il romanzo d’amore che maggiormente mi rappresenta come scrittore e come lettore. Ma sono tanti gli scrittori a cui devo essere grato, perché leggere le loro opere ha sicuramente contribuito a fare di me lo scrittore che sono. Penso a Nicholas Sparks, Mark Levy, Musso, Paullina Simons, Evans.


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