Questa è la storia di una giovane donna, premio nobel per la Pace nel 2018, una a cui le parole non bastano e preferisce passare ai fatti, alle azioni concrete.
Il suo nome è Nadia Murad e combatte in nome del suo popolo, gli Yazidi, considerati una comunità del nord dell’Iraq, ma all’interno della etnia curda ed accomunati da una loro religione.

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Nadia Murad: dalle violenze al premio Nobel (photocredit: confrontodemocratico.com)

Chi è Nadia Murad?

Nadia è stata rapita dai militanti dello Stato islamico pochi anni fa, successivamente stuprata è riuscita a fuggire ed ha combattuto attivamente per raccontare la propria vicenda, impegnandosi non solo per i diritti degli Yazidi, ma raccontando la verità all’interno del suo primo libro: “L’ultima ragazza, storia della mia prigionia e della mia battaglia contro l’Isis”.
Con ferocia ed in maniera tempestiva, in un giorno come tanti, i militanti dello Stato islamico irrompono nel suo villaggio, uccidono 600 maschi adulti a colpi di kalashnikov e rapiscono le donne, caricandole su autobus con vetri oscurati. Da quel momento Nadia e tante altre diventeranno schiave sessuali.

A soli 21 anni Nadia ha dovuto sopportare i più svariati soprusi. Obbligata a convertirsi all’Islam è stata poi venduta come schiava dopo aver visto la madre ed i sei fratelli morire.
Il suo sogno è quello di poter tornare a vivere nel Sinjar ed aprire un salone di bellezza per prendersi così cura delle donne Yazide. Ma il Sinjar è ancora distrutto e la ricostruzione non accenna a prendere il via. Per aiutare la sua regione, Nadia ha firmato un protocollo di unione tra la sua fondazione: la Nadia Murad Initiative, a sostegno delle vittime dell’Isis e la Fund for Development del Qatar, nella speranza che un giorno il suo paese torni a vivere di nuovo ed i suoi abitanti godere di maggiori diritti.

Nadia Murad: dalle violenze al premio Nobel

Nel novembre del 2014 Nadia è riuscita a fuggire da questo inferno, approfittando di una porta lasciata aperta da uno dei rapitori e ad attraversare il Kurdistan iracheno per raggiungere poi un campo profughi ed infine arrivare in Germania, dove ora vive.
Da questo momento in poi ha combattuto con forza e con una intenzione molto chiara: diventare portavoce del suo popolo e di tutte le vittime di violenza sessuale e schiavitù.

Nadia ha mostrato le sue ferite al mondo e con il suo coraggio è diventata la prima irachena a ricevere un riconoscimento come il premio Nobel per la Pace, a soli 25 anni. I suoi pensieri di lotta, Nadia non si stanca di ripeterli, spronando la sua gente a non perdere la propria identità e rivendicare la dignità delle proprie radici.
La sua battaglia, ad oggi, consiste e consisterà nel non permettere mai più che nessuna persona subisca simili violenze, augurandosi che il suo caso, possa essere l’ultimo, ed ella, “l’ultima ragazza”.


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Tamara Mancini
Mi sono laureata all'università La Sapienza di Roma dove ho conseguito la prima laurea in Scienze Storiche e la seconda in Storia delle Religioni. Ho scelto poi una specializzazione in Islamistica, interessandomi del medio oriente dal punto di vista religioso, culturale e socio-politico; da queste esperienze è nato il mio primo libro "Sufismo e Islam: l'importanza della donna nella mistica" edito da La Caravella editrice. Nella stessa università ho ottenuto un Master in Mediazione Culturale e un corso di Alta Formazione post laurea, con entrambi ho ottenuto un posto all'interno di una cooperativa del Nord Italia che mi permette di esercitare un lavoro che amo molto, quello del mediatore culturale appunto. Oltre ai libri e allo studio ho due grandi passioni: organizzare conferenze su argomenti legati al mio percorso di studi e fare radio. Sono, difatti, la speaker di un programma culturale che va in onda ogni giovedì dalle 17.15 fino alle 18.15 su una radio web che risponde al nome di Active Web Radio (direct: www.active-media.it)

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