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Oslo: la recensione del film sugli accordi di pace del 1993 tra Israele e Palestina

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Prodotto da Steven Spielberg e Marc Platt e tratto dall’omonima opera teatrale di J. T. Rogers, il film per la tv Oslo ci svela le trattative di pace segrete tra israeliani e palestinesi che sfociarono nei famosi accordi del 1993. Distribuito in America da HBO, dal 26 settembre è disponibile su Sky e su Now Tv.

La storia (vera) delle trattative di pace

Nei primi mesi del 1993, a sei anni dall’inizio della prima intifada e quindi in pieno conflitto israelo-palstinese, le delegazioni dei due paesi decidono di fare un passo avanti per porre fine alle ostilità.

Le trattative inizialmente segrete si avviano in Norvegia con il sostegno del Ministro degli affari esteri Johan Jørgen Holst (Karel Dobrý). L’inizativa per l’avvio di questa serie di incontri viene presa dal diplomatico Mona Juul (Ruth Wilson) e dal marito sociologo Terje Rød-Larsen (Andrew Scott), entrambi impegnati in Medio Oriente.

Per mesi le due delegazioni si incontrano in gran segreto in una residenza storica in Norvegia per stendere un documento da sottoporre ai rispettivi presidenti.

Da parte palestinese, come delegato dell’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina), a condurre le trattative è Ahmed Qurei, diretto referente di Arafat.

Per la parte israeliana viene prima chiamato a trattare il professor Yair Hirschfeld (Dov Glickman) e, quando le cose si fanno più serie, il direttore generale del Ministero degli esteri Uri Savir (Jeff Wilbusch).

In un ambiente conviviale creato ad arte dai diplomatici norvegesi, tra waffle, vino e barzellette, i rappresentanti delle due potenze nemiche imparano a conoscersi e ad apprezzare i rispettivi lati umani.

Il resto, come si dice, è storia.

Oslo, il film: da Broadway a Spielberg qualcosa non funziona. Ma il messaggio è chiaro.

La dimensione di Oslo, creato come film per la tv, mostra chiaramente il legame con l’opera teatrale da cui è tratta, grande successo di Broadway e vincitrice di due Tony Awards nel 2017.

A dirigere è Bartlett Sher, noto regista teatrale e direttore artistico americano che ne curò anche la versione teatrale. E la sua esperienza nel teatro si riversa abbondantemente in questa versione cinematografica. La maggior parte delle scene è girata in interni e basata sui dialoghi tra le parti.

(Quelle ambientate nella villa sono anche le più riuscite. Meno convincenti, soprattutto per l’uso esagerato dei filtri, sono quelle ambientate in Medio Oriente.)

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Andrew Scott e Ruth Wilson in una scena del film

A mantenere il filo tra il cinema e il teatro nel film Oslo è anche la recitazione degli attori, marcatamente gestuale, che in certi casi risulta un po’ sopra le righe per il mezzo cinematografico. Soprattutto quella del pur buono Andrew Scott, che qui interpreta il ruolo del paciere costretto all’inizio a barcamenarsi come può per favorire i difficili incontri. Più centrata e intensa la sempre convincente Ruth Wilson, vero fulcro della vicenda.

Ai goffi metodi del Larsen di Scott e alla personalità fumantina di Qurei/Abu Ala sono affidati molti dei momenti di ironia su cui viene improntata buona parte della narrazione. Nonostante non manchino momenti drammatici ambientati nel pieno del conflitto o suscitati dalle dure immagini di repertorio.

Insomma, stiamo pur sempre parlando di uno scontro tragico, che alla luce degli avvenimenti degli ultimi mesi appare tutt’altro che superato. Gli accordi di pace del 1993, firmati da Yasser Arafat e Simon Peres di fronte al presidente americano Clinton, si sa, sono falliti. Le ostilità sono ancora in corso.

È quindi il caso di dire che la distribuzione di Oslo non arriva certo con grande tempismo.

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Una scena del film Oslo

Ma poco importa: il chiaro messaggio che vuole inviare, ovvero quello dell’importanza della comunicazione nella risoluzione di una conflittualità, ha valore universale e imperituro.

In questo senso, i toni ironici con cui vengono tratteggiati, soprattutto all’inizio, i protagonisti di Oslo hanno il compito di veicolare un messaggio fondamentale: anche dietro la figura più severa si nasconde comunque un uomo.

Trovarlo e conoscerlo eviterebbe non pochi conflitti.

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