I nuovi palinsesti TV negli Usa: navigare tra reboot, remake, revival, spin-off e format

Con questo articolo inauguriamo la collaborazione con Dom Serafini, tra i massimi esperti internazionali di media e comunicazione, che abbiamo l’onore di ospitare sulle nostre pagine. Da parte dell’editore, del Direttore e di tutta la redazione un grazie di cuore per aver accettato la proposta di collaborazione, benvenuto tra noi! 

La TV negli Usa: tra reboot, remake, revival, spin-off e format

Iniziamo a spiegare che in America per “reboot” si intende una serie televisiva in cui solamente l’idea viene tratta da una vecchia serie (esempio: “Magnum P.I.”), “remake” é la versione moderna (nuove facce) di una vecchia serie o film (esempio: “The Birdcage” tratta dal film “La Cage aux Folles” del 1978), “revival” é una nuova serie in cui tornano  gli attori originali (esempio: “Roseanne”, ora cancellato, nonostante avesse molto successo, per via di un commento razzista della protagonista), “spin-off” é una serie creata da una “costola” di una serie ancora in onda (esempio: “Station 19”, preso da “Grey’s Anatomy”) e “format” é l’adattamento locale di un programma straniero (esempio: “Grand Hotel”, originalmente trasmesso in Spagna).

Questa tendenza é dovuta al fatto che sia i produttori delle serie (cioè gli studio) che le reti Tv (di proprietà degli studio):

  1. non hanno nuove idee,
  2. non vogliono rischiare con concetti innovativi,
  3. si rivolgono ad una nuova generazione di spettatori,
  4. vogliono distinguersi “cutting through the clutter”.

Quest’ultimo concetto tiene presente come sul mercato televisivo statunitense ci siano annualmente oltre 500 nuove serie, che causano confusione, difficoltà di scelta e limitazione di tempo per i telespettatori. Proponendo serie famose, popolari e ben note si pensa che i telespettatori le distinguano facilmente fra la marea di contenuti disponibili (e quindi “tagliano/cut” attraverso la “confusione/clutter”).

La produzione attuale della TV negli USA

Attualmente sulla Tv tradizionale americana vi sono ben sette “spin-off”, otto “revival”, un “remake” ed un “reboot”. La nuova stagione televisiva americana (che inizia a settembre del 2018 e finisce a maggio del 2019) propone due “reboot”, due “remake”, due “revival” e tre “spin-off”.

In termini di numero di nuove serie televisive, gli studi hanno prodotto (ad un costo medio di 3 milioni di dollari l’uno) 111 piloti, di cui 76 per la televisione, 16 per gli operatori streaming, otto per i servizi premium (come, ad esempio, Showtime) e 11 per la TV via cavo (dalle 31 serie totali commissionate dalle reti Tv via cavo). Tra queste, le reti via etere hanno selezionato 38 nuove serie, mentre l’anno scorso ne scelsero 47 su 75 commissionate.

Tutta questa abbondanza di contenuti fa letteralmente accorrere ad Hollywood circa 2.000 principali acquirenti di contenuti televisivi da 60 paesi del mondo, inclusi 34 dall’Italia (FOX, Kenturio, Mediaset/RTI, Rai, SKY e Telecom).

L.A. Screenings

Questo raduno, arrivato alla 55ma edizione annuale (si tratta di un evento organico, senza coordinamento ufficiale) viene chiamato L.A. Screenings (visionamenti televisivi di Los Angeles), definizione creata da questo giornalista nel 1983 (prima erano chiamati May Screenings, nonostante a volte si svolgessero a giugno).

Ad inaugurare l’evento é il contingente latino americano con circa 350 acquirenti presso lo studio della Fox il terzo giovedí di maggio. Contingente che nei giorni seguenti passa per ogni studio: CBS, NBCUniversal, Sony Pictures, Warner Bros. e Disney, fino alla conclusione dei visionamenti, il 25 maggio.

Gli acquirenti canadesi hanno un trattamento preferenziale in quanto devono acquisire le nuove serie velocemente (entro il 22 maggio) per presentare i palinsesti ai loro pubblicitari nei primi di giugno a Toronto.

Gli europei e gli acquirenti dei territori asiatici e Pacifico arrivano il terzo sabato di maggio, in tempo per la festa della Disney che si svolge il giorno seguente al loro studio. Oltre alle proiezioni presso i sei studio, molti acquirenti visionano nuovi programmi presso altre case di produzione di Hollywood come eOne, Lionsgate, Sonar, HBO e Viacom.

Il contingente Mediaset alla festa presso lo studio della Disney.
Il contingente Mediaset alla festa presso lo studio della Disney.

L’evento di quest’anno ha visto oltre 10 feste, inclusa quella dell’associazione Tv del NATPE (per gli indipendenti), seguita da quelle di Disney, MGM, Sony, Telefilms/Argentina e Fox, che ne ha organizzato due: una per il pensionamento di Elie Wahba, veterano delle vendite in America Latina (LATAM), l’altra come tradizionale festa di chiusura degli Screenings (quella di Disney segna l’apertura). Gli studio che non hanno organizzato feste hanno ospitato gruppi selezionati di acquirenti nelle case dei loro dirigenti o in ristoranti.

Gli L.A. Screenings, durati 12 giorni, sono iniziati il 14 maggio e, come al solito, sono stati composti da quattro sezioni: la fiera per gli indipendenti dal 14 al 18 di maggio; le proiezioni per i canadesi dal 14 al 23 maggio (culminate con la cosiddetta “notte d’affari” il 22 maggio); la parte dedicata all’America latina, iniziata il 17 maggio, giorno in cui le reti Tv statunitensi hanno annunciato le selezioni delle serie pilota durante la presentazione dei palinsesti ai pubblicitari a New York City; e le proiezioni degli studio, che hanno monopolizzato gli acquirenti dalle prime ore del mattino fino a pomeriggio inoltrato dal 21 al 25 maggio.

Per gli studio americani gli L.A. Screenings rappresentano il 60% del loro giro di affari annuali per la vendita dei contenuti televisivi all’estero.

Il contingente RAI durante la pausa pranzo allo studio NBCUniversal, decorato a tema hawaiano per il reboot di "Magnun P.I."
Il contingente RAI durante la pausa pranzo allo studio NBCUniversal, decorato a tema hawaiano per il reboot di “Magnun P.I.”
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Dom Serafini
Domenico (Dom) Serafini, di Giulianova risiede a New York City ed è
il fondatore, editore e direttore del mensile “VideoAge” e del quotidiano fieristico VideoAge Daily", rivolti ai principali mercati televisivi e cinematografici internazionali. Dopo il diploma di perito industriale, a 18 anni va a continuare gli studi negli Usa e, per finanziarsi, dal 1968 al ’78 ha lavorato come freelance per una decina di riviste in Italia e negli Usa; ottenuta la licenza Fcc di operatore radio, lavora come dj per tre stazioni radio e produce programmi televisivi nel Long Island, NY. Nel 1979 viene nominato direttore della rivista “Television/Radio Age International” di New York City e nell’81 fonda il mensile “VideoAge”. Negli anni successivi crea altre riviste in Spagna, Francia e Italia. Dal ’94 e per 10 anni scrive di televisione su “Il Sole 24 Ore”, poi su “Il Corriere Adriatico” e riviste di settore come “Pubblicità Italia”, “Cinema &Video” e “Millecanali”. Attualmente collabora con “Il Messaggero” di Roma, con “L’Italo-Americano” di Los Angeles”, “Il Cittadino Canadese” di Montreal ed é opinionista del quotidiano “AmericaOggi” di New York. Ha pubblicato numerosi volumi principalmente sui temi dei media e delle comunicazioni, tra cui “La Televisione via Internet” nel 1999. Dal 2002 al 2005, è stato consulente del Ministro delle Comunicazioni italiano nel settore audiovisivo e televisivo internazionale.

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