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Una vedova allegra per raccontare l’attualità!

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Tutti in attesa dell’accendersi e spegnersi delle luci e dell’ingresso del direttore d’orchestra, fuori dal Costanzi infuria la pioggia che paralizza Roma di una domenica pomeriggio. Una platea con tantissimi personaggi e volti noti, attrici come Elena Sofia Ricci in total black, Bernabè e Cipolletta, due penne raffinate come Giancarlo De Cataldo e Corrado Augias, aristocrazia luccicante, Cecilia Gasdia, sovrintendente dell’Arena di Verona E ancora, il Presidente della Corte Costituzionale Giorgio Lattanzi, Gianni Letta, diplomatici e giornalisti, tra platea e palchi un parterre da “ prima”.

Un pubblico che nonostante qualche rumors da parte dei più conservatori ha applaudito ed apprezzato la rilettura del regista veneziano Damiano Michieletto. E’ proprio lui poco più che quarantenne, il regista italiano più richiesto e apprezzato al mondo per produzioni liriche, da poco rientrato da Francoforte dove ha diretto il capolavoro di Franz Schreker “Der ferne Klang” (Il suono lontano), riscuotendo un grande successo.

la vedova allegra
Teatro dell’Opera di Roma (Photocredit: Tiziana Buccico)

Una vedova allegra per raccontare l’attualità!

Torna in Italia all’Opera di Roma con il suo allestimento di “La vedova allegra”, la celebre operetta di Franz Lehár, gustabile sino al 20 aprile, già vista nel 2007, al Costanzi, con la direzione del Maestro Daniel Oren e la regia di Vincenzo Salemme.
Il nuovo allestimento, in coproduzione con La Fenice di Venezia è diretto da Constantin Trinks al suo debutto all’Opera di Roma, le scene di Paolo Fantin, i costumi di Carla Teti, le luci di Alessandro Carletti e la coreografia di Chiara Vecchi.

Sul podio il direttore d’orchestra tedesco Trinks, 44 anni, una lunga consuetudine con il repertorio tedesco, al suo debutto a Roma, anche se confessa di essersi esibito anni fa come corista di madrigali nella Chiesa di Santa Maria del Popolo e dichiara che: “Mettere in scena un’operetta non è facile”. “Questa operetta è un capolavoro che va preso seriamente e fatto divertendosi”, così ribadisce il direttore artistico dell’Opera di Roma, Alessio Vlad.

La vedova allegra
Torna in Italia all’Opera di Roma con il suo allestimento di “La vedova allegra”. (Photocredit Tiziana Buccico)

La vedova allegra

Michieletto sposta la vicenda della più celebre delle operette da una Parigi fine Ottocento e un immaginario Stato di Pontevedro agli sportelli di una piccola Banca di provincia e una sala da ballo dell’Italia del boom economico degli Anni ʼ50. Tutto ruota attorno al tema del denaro. A causa di una crisi di liquidità il direttore della Pontevedro Bank, il barone Zeta, spinge Danilo, impiegato sfaticato e donnaiolo, a sposare la vedova Hanna Glawari per riportare credito alle casse della banca grazie alla ricca eredità della donna.

In un turbinio di amori, tradimenti  e gelosie tra equivoci e colpi di scena il regista rimane fedele alla vicenda del libretto attraverso  un escamotage. A sipario abbassato l’impiegato di banca Njegus dà inizio alla storia con un tocco di polvere di stelle ed un ventaglio ,che spargerà poi su tutto lo spettacolo. Il sogno chiude il cerchio quando Danilo si addormenta nel suo ufficio e immagina le grisette risvegliato poi dalla realtà con i vertici della banca che lo richiamano al dovere: sposerà la vedova per salvare le sorti della Pontevedro Bank e permettendo a tutti di continuare a speculare allegramente.

Basata sulla commedia “L’Attaché d’ambassade” di Henri Meilhac del 1861, “Die lustige Witwe” debuttò al Theater an der Wien di Vienna il 30 dicembre 1905 sotto la guida dello stesso Franz Lehár (1870-1948). Il compositore austriaco di origine ungherese all’epoca ancora non aveva raggiunto il successo: la direzione del teatro, piuttosto scettica riguardo l’esito del nuovo spettacolo, consentì una messinscena fatta con pochi mezzi e accettò malvolentieri la richiesta da parte dell’autore di un organico orchestrale completo di arpa, glockenspiel e musicisti in scena, molto più ricco rispetto alla consuetudine del genere musicale.

Il debutto riscosse un tiepido successo – tanto che rimase celebre la frase rivolta al compositore dai critici e dal teatro stesso al termine della recita: “non si offenda, questa non è musica”.  Col susseguirsi delle repliche il trionfo arrivò e con esso la popolarità internazionale di Lehár.

Oggi La vedova allegra è uno degli spettacoli più rappresentati al mondo e viene considerata l’operetta per antonomasia.

La vedova allegra, il cast

Per uno spettacolo così spumeggiante e vario servono bravi cantanti, capaci al tempo stesso di cantare, ballare e recitare. I nomi del cast sono di sicuro una garanzia, bravissima anche nel ballo la protagonista  Nadja Mchantaf, che interpreta l’ereditiera Hanna. Paulo Szot interpreta brillantemente Danilo, esibendosi, in un cameo, con una chitarra elettrica , tra il rock e il blues, sul palco della balera nel motivo del celebre valzer. Nel cast internazionale cantano anche l’eclettico Marcello Nardis e Sara Rocchi (proveniente dal progetto “Fabbrica” Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma). Applausi per tutti tra gli altri vanno citati: Anthony Michaels-Moore (Barone Mirko Zeta), Adriana Ferfecka (Valencienne), Peter Sonn (Camille de Rossillon), Karl-Heinz Macek (Njegus), non ultimo il coro istruito da Roberto Gabbiani.

La vedova allegra
La vedova allegra, il cast (Photocredit: Tiziana Buccico)

La vedova allegra, secondo Michieletto

Michieletto in diverse interviste ha ribadito l’importanza del divertimento e dell’intrattenimento dell’opera messa in scena, grazie anche alle coreografie. “L’operetta è un genere che va affrontato con serietà e maestria e la scelta di realizzarlo in lingua originale, in tedesco, è una scelta voluta anche per dare il giusto peso e valore” e conclude con : “ La scelta di una banca invece che di un’ambasciata credo che sia anche un segno di attualità, un luogo al centro di grande attenzione in questo particolare momento”.
Il pubblico ha accolto molto bene uno spettacolo ambientato negli anni Cinquanta – ha detto il sovrintendente Carlo Fuortes – che riesce a restituire alla lettera il contenuto del libretto (di Victor Lèon e Leo Stein) . È diventato un vero e proprio musical, una produzione veramente riuscita”.

La vedova allegra
La vedova allegra, il cast (Photocredit: Tiziana Buccico)

Uno spettacolo che seppur con allegria e spensieratezza fa riflettere su temi attualissimi, facendo sì che l’arte possa essere non solo bellezza e piacere ma anche uno spunto per ragionare sui mali e le ansie dei nostri tempi.

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