Antichi maestri – Teatro Vascello dal 23 al 28 novembre

dal romanzo di Thomas Bernhard
traduzione Anna Ruchat
drammaturgia Fabrizio Sinisi
regia di Federico Tiezzi

Reger Sandro Lombardi
Atzbacher Martino D’Amico
Irrsigler Alessandro Burzotta

scene e costumi Gregorio Zurla
luci Gianni Pollini
regista assistente Giovanni Scandella
fonico Alessandro Di Fraia
video Nicola Bellucci
direzione tecnica Tommaso Checcucci
produzione Compagnia Lombardi-Tiezzi / Associazione Teatrale Pistoiese Centro di produzione teatrale in collaborazione con Napoli Teatro Festival Italia

Antichi maestri Teatro Vascello
Antichi maestri, foto © Luca Manfrini

Al Teatro Vascello il 23 novembre, per la prima romana di Antichi maestri, c’è il pubblico delle grandi occasioni. In scena c’è una compagnia che ha fatto la storia del teatro degli ultimi cinquant’anni segnando la nascita di quella che Giuseppe Bartolucci chiamò “postavanguardia”. Dagli esordi nei primi anni ’70 a oggi, quella che prese definitivamente forma poi come la Compagnia Lombardi-Tiezzi, ha saputo creare una perfetta sintesi tra testo, di cui sfidò al principio la supremazia nel modo di fare teatro, e componente visiva.

Antichi maestri di quella sintesi può essere considerato un riuscitissimo esempio. Un gioiello teatrale formalmente rigoroso, in cui l’intonazione chiara e perentoria del suo protagonista fa il paio con una scena essenziale, ma non severa, fatta di linee geometriche, alla cui costruzione contribuiscono gli stessi movimenti dei tre attori in scena.

Uno spettacolo formalmente perfetto che porta in scena un romanzo contro la perfezione, o il suo abbaglio: Antichi maestri di Thomas Bernhard qui trasposto con l’ottima drammaturgia di Fabrizio Sinisi. Uno degli ultimi romanzi di Bernhard, che chiude l’ideale “trilogia delle arti” iniziata con Il soccombente del 1983, dedicato alla musica, e continuata con A colpi d’ascia, sull’arte drammatica, pubblicato nel 1983.

L’anziano musicologo che ogni due giorni, da trent’anni, si siede nella sala Bordone del Kunsthistorisches Museum di Vienna a guardare l’Uomo dalla barba bianca di Tintoretto ha il corpo e la voce di un formidabile Sandro Lombardi, che non sbaglia un colpo.

Il suo Reger è un demolitore di miti che non risparmia nessuno, nemmeno gli antichi maestri, neppure Michelangelo, Beethoven, Velázquez, Bernini, sopravvalutati quando non detestabili; figuriamoci i suoi concittadini viennesi, i più sporchi d’Europa, o i russi che puzzano d’aglio, o i francesi, o gli inglesi. Non si salva quasi nessuno.

In pochi vengono graziati: Pascal, Voltaire, Tintoretto, nel cui capolavoro Ritratto di uomo dalla barba bianca Reger vede qualcosa di unico, una sorta di perfezione essenziale. (Quello che vede è Federico Tiezzi a mostrarcelo alla fine.)

Antichi maestri Teatro Vascello
Sandro Lombardi, foto © Luca Manfrini

Una spietata lucidità nel formulare giudizi, quella di Reger, che si fa via via più sospetta, fino a lasciar emergere un più umano dolore per la perdita della moglie, conosciuta anni prima in quella stessa sala del museo, proprio sulla panca che dà sul Tintoretto.

Il suo tornare di fronte al quadro non è solo ossessione del vedere, ma anche volontà di trattenere, di non lasciar andare, di ricordare a sé stessi che, alla fine, ciò che ci tiene in vita non è la ricerca della bellezza o della perfezione, bensì “l’unico essere umano che abbiamo amato”. Così il suo nichilismo si fa malinconica disillusione e suscita in chi guarda un sorriso amaro.

A indagare per noi nel pensiero e nell’anima di questo vecchio solitario è Atzbacher (Martino D’Amico), uno scrittore, intervistatore meticoloso che appunta sul suo taccuino le sentenze lapidarie e i frammenti di memoria di quello che ormai è diventato un amico. Atzbacher è ossessionato da Reger quanto Reger è ossessionato dal Tintoretto.

A completare la scena in una giusta orchestrazione di parole e movimenti c’è un terzo personaggio, Irrsigler (Alessandro Burzotta), il custode del museo, che non pronuncia una sola frase ma che nondimeno risulta essenziale per raggiungere quel perfetto equilibrio tra testo e immagine in questo Antichi maestri.

Antichi maestri Teatro Vascello

Federico Tiezzi costruisce una sorta di catena di sguardi di cui il pubblico è l’ultimo anello. Reger guarda il quadro, Atzbacher guarda Reger, Irrsigler guarda entrambi e noi in platea vediamo tutto, osserviamo l’intera scena che è anche essa un quadro, con tanto di cornice al neon, fatta non di pennellate ma di puro linguaggio teatrale.

Se il teatro è ricerca, e in questo senso riflette lo spirito di Reger, sembra quasi che sia ritornato all’origine, ovvero abbia riconquistato la sua dimensione letteraria.

Da questo punto di vista, la Compagnia Lombardi-Tiezzi sembra chiudere una sorta di personale cerchio ribadendo il suo ruolo centrale nella scena teatrale italiana e non solo.

Sul finale di questo gioiello il protagonista invita ad andare a teatro. Un invito che proprio oggi assume un valore particolare, di cui il Teatro Vascello dimostra ancora una volta di essere uno dei principali custodi.

Antichi maestri resterà in scena al Teatro Vascello fino a domenica 28 novembre. Un appuntamento imperdibile.

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Laura Girolami
Laura Girolami, 37 anni, dopo la laurea in Biblioteconomia ha esordito al cinema come sceneggiatrice e regista nel 2014 con Surrounded. Nel 2016 la sua prima commedia Non c’è più religione è andata in scena al Teatro Tordinona di Roma. La seconda commedia Pranzo a casa dei miei ha debuttato nel 2018 al Teatro Lo Spazio. Nello stesso anno ha pubblicato il suo primo romanzo Stupidi pesci edito da Il seme bianco. Appassionata di cinema, letteratura, serie tv, teatro, musica, fotografia, cibo, vino e meccanica quantistica.