La vita delle Donne di Trastevere forse non è stata facile, eppure negli  occhi ritratti da Gentilini, e sulle labbra, si legge un grande carattere

Donne di Trastevere
Piazza Mastai, l’ultima lavandaia PhotoCredit Museo di roma in trastevere

Vita da Rione

L’omaggio alle donne di Trastevere arriva puntuale per l’estate romana. Un racconto del fotografo Emilio Gentilini che parte dalla strada e da quegli anni successivi ai cambiamenti sociali scaturiti dal sessantotto. Ecco allora che l’uomo Gentilini si aggira per le strade di Trastevere. Non si limita a scattare e fuggire come farebbe un turista. Si stabilisce nel Rione in varie ore della giornata e anzi, lui stesso, precisa -in alcune interviste-  sarebbe voluto essere contemporaneamente in più luoghi. Non per avere il dono dell’ubiquità quanto per scoprire più storie possibili di questo luogo, così denso di storia.

Ritrae la posteggiatrice, la carbonaia, la fioraia, la lavandaia, assorbe le conversazioni tra donne, si perde nel loro concitato gesticolare, nei loro occhi spiritati. Mette tutta la vita che incontra nelle scene fotografate. Non sta lavorando. Si diverte a essere presente nei drammi ma soprattutto nelle risate. Perché il popolo trasteverino è davvero divertente, ha un senso dello humor spiccato, nonostante le difficoltà quotidiane di quei tempi.

E lui se ne innamora. Entra in contatto con i curiosi che gli domandano cosa sta facendo, dove finiranno i loro ritratti, la loro vita privata. Lui li osserva e li ritrae, non li vuole mercificare, vuole tutelare il valore prezioso di una società in via di estinzione.

Donne di Trastevere
Via della Luce PhotoCredit Museo di Roma in trastevere

Il camminatore-fotografo

Siamo tra il 1970 e il 1975, tra la gente comune. Le donne soprattutto. Gli uomini erano sempre via, al lavoro. E le donne restavano in casa, sì, ma contribuendo come potevano. L’aspetto più importante di questa storia fotografata da Emilio Gentilini è proprio questo: le Donne di Trastevere che mandano avanti la famiglia, si creano un mestiere, laddove possono, e si fanno custodi di un Rione e dei suoi figli.

Il camminatore di Trastevere, così come ama definirsi questo fotografo dalle grandi doti narrative, entra, sì, nelle trattorie, ma il suo obiettivo era inseguire le singole azioni per elaborare una trama ben più ampia. Si faceva carico della vita degli altri, sì, ma per avere la possibilità di conoscerne il background.

Per questo ogni fotografia era una conquista ben oltre il semplice scatto. Seppure in ogni immagine si trovi traccia di un inizio e una fine, si senta vivo il sorriso, gli stornelli e i proverbi romani condivisi, queste non sono da considerarsi singolarmente. Sono allacciate interiormente. La seconda è la conseguenza della prima, così come la terza della seconda, e così via.

Donne di Trastevere
Via del Cinque PhotoCredit Emilio Gentilini

L’approccio con la gente

Le donne di Trastevere sono il risultato di lunghe ore di attesa. Ma sono anche figlie di un atteggiamento preciso del fotografo. Gentilini non ha mai forzato la mano, si è guardato bene dall’essere invadente. Non ha mai chiesto il permesso a qualcuno di scattare ma ne ha rispettato l’intimità.

Inoltre la semplicità di questi soggetti, così educatamente immortalati, era il frutto di uno studio ben preciso. Si immergeva nell’osservazione di una storia che gli accadeva davanti agli occhi solo per il gusto di entrare in simbiosi con le persone, individuarne i lati più interessanti e carpirli.

L’occhio del fotografo che cade su un’espressione non può e non deve essere autorizzata, sarebbe difficile ottenere quel viso, quella ruga, quello sguardo più o meno ambiguo, la felicità, la tristezza. Equivarrebbe a una posa e, quella, toglie la verità, la trasforma in una congettura, in qualcosa di assolutamente artificiale.

Il fascino del ritratto è proprio la spontaneità. E in questa mostra fotografica l’autore porta all’attenzione del pubblico attento, l’incredibile gioco della vita senza aver mai dovuto chiedere a qualcuno di metterla in scena, senza mai essersi trovato di fronte lo scontroso di turno o, peggio, il malfidato.

A volte è solo come ci si pone a fare la differenza nei rapporti. Così anche nelle fotografie.

Della stessa Autrice:

Boom Polaroid     WPF Foto di Guerra     Dal 58 al 68 il tempo di uno scatto     Claude Cahun e gli autoscatti     I divi della Magnum Photo      I fotografi Primi      Cartoline da Kyoto      PhotoArk Special      Tra fotografia e Viaggio di Emanuela Gizzi

Totò Genio a Trastevere


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