La recensione di Nine Perfect Strangers, ultimo lavoro nato dal connubio Kelley/Kidman. A due episodi dalla fine, la miniserie non ha ancora calato gli sperati assi nella manica in grado di sconvolgere una narrazione senza scosse.

La trama

La Tranquillum House, iperlussuoso centro benessere immerso nel verde, gestito da una misteriosa donna di origini russe (Nicole Kidman), apre le sue porte a un nuovo gruppo di ospiti che più eterogeneo non si può. Tutti, ovviamente, nel pieno di una qualche crisi.

C’è Tony (Bobby Cannavale), una ex star del football dipendente dai farmaci. C’è la famiglia Marconi, padre (Michael Shannon), madre (Asher Keddie) e figlia adolescente (Grace Van Patten), che non riesce a superare il suicidio dell’altro figlio.

Ci sono Frances (Melissa McCarthy), scrittrice di romanzi rosa in crisi creativa e Carmel (Regina Hall), moglie tradita con eccessi di rabbia. C’è una coppia di giovani milionari, Ben (Melvin Gregg) e Jessica (Samara Weaving), in cerca di stimoli per ravvivare una vita matrimoniale ormai spenta.

E infine c’è Lars (Luke Evans), un giornalista investigativo gay che è entrato per compiere delle indagini sui metodi estremi della direttrice Masha. Ma non è certo meno incasinato degli altri.

Ma quali sono questi metodi estremi usati da Masha per aiutare gli ospiti in crisi?

La ricetta per una completa rinascita spirituale prevede frullati di frutta, lunghe passeggiate nella natura, sessioni collettive e individuali e droga (psilocibina, quella dei funghi allucinogeni) due volte al dì. È quello che Masha e i suoi aiutanti chiamano “il protocollo”, in parte terapia e in parte metodo di ricerca e sperimentazione.

Nine Perfect Strangers - cast
Una scena di Nine Perfect Strangers

In questo senso gli ospiti della Tranquillum House sono un po’ delle cavie. Ma di cosa stia andando in cerca questa ex spietata donna d’affari russa diventata una specie di inquietante fata dei boschi dopo un’esperienza di quasi-morte, al sesto episodio ancora non è chiaro.

Chi è Masha? Il suo passato emerge in frammenti: assistiamo al tentativo di omicidio ai suoi danni da parte di un misterioso uomo incappucciato, vediamo una bambina bionda che gioca (sarà lei da piccola?) e poi un tentativo di rianimazione da lei stessa praticato su uno degli ex ospiti della struttura che evidentemente durante una sessione ci ha lasciato le penne.

Questo episodio in particolare ha pesato molto sulla vita della struttura e della sua direttrice. Si parla di una causa legale che ha compromesso il bilancio. Ma soprattutto a esso potrebbero essere legate le minacce di morte che Masha continua a ricevere.

I flashback non riguardano solo la vita passata di Masha ma quella di tutti gli ospiti della struttura. In qualche modo vediamo i loro demoni, la causa dei loro mali. E poi ci sono le allucinazioni indotte dalle sostanze e certi sogni tanto intensi da sembrare reali. Quello che ne esce visivamente è un pastiche.

Nine Perfect Strangers: cast eccellente ma non basta

Jonathan Levine, a cui viene affidata la regia di tutti e sei gli episodi, è un regista prevalentemente di commedie (50 e 50, Warm bodies, Fottute!) e si vede. Ci sono molte scene piuttosto divertenti e anche quelle più brutali (vedi l’episodio della capra) non sembrano prendersi troppo sul serio.

Peccato che quando arriva il momento di trasmettere davvero il senso di inquietudine, a cui dovrebbe partecipare anche la visione tendenzialmente animista della natura alla Midsommar, la magia non accade. E se ne sente la mancanza.

L’ambiguo personaggio di Masha non è così incisivo e Nicole Kidman si fa rubare la scena dai colleghi. In effetti, Nine Perfect Strangers vanta un supercast.

Nine Perfect Strangers - Nicole Kidman
Nicole Kidman è Masha in Nine Perfect Strangers

Una delle cose migliori della serie è il rapporto tra Tony e Frances, interpretati da due fantastici attori come Bobby Cannavale e Melissa McCarthy (anche produttrice insieme alla Kidman). Due personaggi disillusi, fatti di cocci da rimettere insieme come nella bella metafora del Kintsugi.

Che Melissa McCarthy non fosse solo un’eccellente spalla da commedia lo avevamo già capito con Copia originale, film con cui fece incetta di candidature durante la stagione dei premi 2018/2019 (Oscar compresi). Nine Perfect Strangers è un’ulteriore prova della sua bravura.

Un altro personaggio femminile che spicca è quello di Carmel interpretato da Regina Hall. Forse la persona apparentemente più normale di tutto il gruppo, ma anche la più imprevedibile, quella che nasconde dietro il suo sorriso timido e mortificato di donna tradita una costante minaccia, un istinto latente alla violenza.

Carmel è l’unica scheggia di imprevedibilità in un copione che, almeno fino a qui, non regala molte sorprese. David E. Kelley è un grande sceneggiatore, creatore di serie iconiche come Ally McBeal e l’acclamatissimo Big Little Lies (come quest’ultimo, anche Nine Perfect Strangers è basato su un romanzo di Liane Moriarty).

Con Nine Perfect Strangers, Kelley sembra essersi voluto spingere oltre le atmosfere thriller di The Undoing (tra le sue ultime fatiche) per creare qualcosa di inafferrabile, che vuole evocare certi caratteri ancestrali come la nostra appartenenza alla terra e allo stesso tempo indagare aspetti della mente che vanno oltre la materialità del corpo.

Questo però non sembra propriamente il suo campo da gioco e la regia non lo aiuta.

Si insiste molto sulle riprese in dettaglio dei frutti con cui si vanno a preparare i famosi frullati arricchiti. I pezzi di frutta hanno una consistenza quasi carnale, vederli dà un senso di disgusto ed è chiaro che si vuole far passare l’idea che Masha abbina gusti e sapori negli smoothie come abbina le persone nei gruppi.

I nove sono stati scelti appositamente, selezionati tra una lunga lista di richieste. Il risultato di questo amalgama, che svelerà finalmente l’obiettivo ultimo di Masha, è il punto su cui si concentreranno gli ultimi due episodi, il primo dei quali sarà reso pubblico il prossimo venerdì.

Speriamo ci regalino quel twist di cui la miniserie ha tanto bisogno.

Nine Perfect Strangers è disponibile su Prime Video

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Laura Girolami
Laura Girolami, 37 anni, dopo la laurea in Biblioteconomia ha esordito al cinema come sceneggiatrice e regista nel 2014 con Surrounded. Nel 2016 la sua prima commedia Non c’è più religione è andata in scena al Teatro Tordinona di Roma. La seconda commedia Pranzo a casa dei miei ha debuttato nel 2018 al Teatro Lo Spazio. Nello stesso anno ha pubblicato il suo primo romanzo Stupidi pesci edito da Il seme bianco. Appassionata di cinema, letteratura, serie tv, teatro, musica, fotografia, cibo, vino e meccanica quantistica.