Tutta un’altra vita – Recensione film di Alessandro Pondi. Con Enrico Brignano, Ilaria Spada, Paola Minaccioni, Maurizio Lombardi, Monica Vallerini Italia 2019

Tutta un’altra vita – Recensione

Alessandro Pondi nasce come sceneggiatore e, insieme a Paolo Logli, Riccardo Irrera e Paolo Graiani (che firmano con lui lo script questo film) ha fondato il team creativo 9mq Storytellers, imponendosi come una delle più interessanti novità nel panorama – da anni spesso asfittico – della scrittura cinematografica e televisiva. Tutti insieme – ma anche firmando a coppie o, talora, singolarmente ma sempre collaborando fra di loro – hanno lavorato a successi come Don Matteo, Il commissario Manara, Il restauratore, Diritto di difesa, I signori della truffa per la televisione e a film come Poli opposti, Copperman, Mio papà.

Tutta un'altra vita
Tutta un’altra vita

Il loro metodo è, sostanzialmente, appoggiato al lavoro degli sceneggiatori del grande cinema italiano del dopoguerra: allora registi e scrittori lavoravano generosamente insieme, spesso contribuendo a progetti che non avrebbero firmato in una festosa creatività e, almeno i migliori, senza steccati culturali: scrivere una commedia di successo era gratificante ed importante quanto sottoscrivere una pensosa opera d’autore. Così Pondi e Logli, dopo l’uscita di Fausto Brizzi e Marco Martani, lavorano a due film di Natale: Natale in Sudafrica e Natale a Beverly Hills (ed è nota la accuratezza che il produttore De Laurentis metteva nella scrittura dei suoi film, chiedendo non meno di 20 revisioni per ogni sceneggiatura).

Questa scuola (compresi gli inizi con Vincenzoni e Guerra) ha portato Pondi alla regia: dopo l’interessante esordio in Chi m’ha visto? – bel racconto, in parte limitato dal troppo attore Favino e dall’assai meno efficace Fiorello – ora firma una commedia della grande, vecchia scuola con una trovata iniziale, nel contempo, originale e tradizionalissima. Infatti, dall’impetuoso Una poltrona per due, infatti, allo sponsorizzato Filofax – Un’agenda che vale un tesoro, al tenero Borotalco, all’immortale Miseria e nobiltà, al reiterato Il conte Max, al solidamente popolaresco La famiglia Passaguai fa fortuna, fino a Totò a Parigi (“Vuoi un whisky o un Pernod” “Si: fammi un fischio e un pernacchio!”), per citare alla rinfusa, al cinema l’abito fa sempre il monaco (e Pondi lo ribadisce con una piccola sorpresa finale). Qui Brignano, la Minaccioni e la Spada sono – come è giusto in queste operazioni – al meglio del loro consolidato cliché, così come il resto del cast; va segnalata, a parte, la godibilissima performance di Maurizio Lombardi, notevole attore ed autore teatrale, che dà un suo tocco personale al personaggio – anche troppo collaudato – dello stilista gay. Gli incassi – considerando la concorrenza mostre de Il re Leone e di It – Capitolo secondo – sono più che discreti: il film è terzo con quasi un milione nel primo weekend.

Tutta un’altra vita – Trama

Gianni (Brignano) è un tassista romano con problemi di tutti: una famiglia – la moglie Lorella (Minaccioni), e i figli Annibale (Gabriele Lustri) e Gaetano (Giordano Di Cola) – da mantenere, il mutuo, i soldi che non bastano mai; l’unica sua distrazione è la partecipazione, insieme alla partner sovrappeso Erminia (Daniela Terreri), a gare di ballo nelle quali non vince mai. Un giorno d’estate accompagna all’aeroporto una coppia in lite, Temistocle (Paolo Sassanelli) e Marta (Vallerini), che dimentica le chiavi di casa nel suo taxi. Lui va nella loro villa per riportarle ma non trova nessuno; si fa tentare dalla loro splendida piscina e, dopo una nuotata rinfrescante, si stende al sole.

Tutta un'altra vita
Tutta un’altra vita

Torna a casa rosso come un gambero ma contento e il giorno dopo decide di concedersi un altro tuffo. Incuriosito entra in casa e si esalta per le meraviglie tecnologiche (il light follow: la luce che ti segue passo passo), le delizie della dispensa, il garage con varie fuoriserie e il ricco guardaroba; qui si prova un’elegante smoking e trova l’invito all’esclusiva festa di Lisa Von Schiele (Margherita Remotti). Con una rombante Lamborghini arriva alla festa ma il concierge (Elio Salvatore Pagano) lo blocca: il party prevede che tutti siano vestiti di bianco e il suo smoking è nero; arriva a salvarlo la splendida Lola (Spada) che con un abito bianco scollatissimo lo prende sottobraccio ed entra con lui.

Tra gli invitati c’è il famoso stilista Manuel Del Grande (Maurizio Lombardi) che, riconosciuto nel vestito di Gianni una sua creazione lo prende in simpatia; lui corteggia Lola – che lo prende un po’ in giro perché voleva pagare i drink al barman (Emiliano De Martino) – e la conquista lanciandosi con lei in un travolgente ballo figurato; Manuel, entusiasta, li invita al party che darà la sera successiva. Gianni fa guidare a Lola la Lamborghini che la spinge al massimo, mettendolo nel panico quando due poliziotti (Fabio Vasco e Daniel Baldock) li fermano ma per fortuna lei li conosce e loro li lasciano andare. Arrivati alla villa, dopo una notte di fuoco, Gianni si precipita a casa per accompagnare i ragazzini al pullman per il mare dove li aspetta il loro vicino cinese (Jasper Gonzales Cabal), impapocchiando che la fuoriserie è una vettura di cortesia fornita dall’officina che avrebbe in riparazione il taxi.

La sera del party dello stilista, Gianni si diverte come un pazzo (vince anche 2.000 euro alla roulette) ma, dopo un’altra notte di passione, lei blocca la sua dichiarazione d’amore chiedendogli i duemila euro quale tariffa per la marchetta. Gianni, disperato, torna alla sua routine (non può nemmeno consolarsi con la gara di ballo perché Erminia si è slogata una caviglia per un incidente di macchina). Una notte, però, lei gli telefona in lacrime: ha bisogno del suo aiuto perché il padre è tornato dall’Australia dove era emigrato anni prima e pensa che lei sia laureata e fidanzata con un ottimo partito. Lui si precipita alla villa e …

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Antonio Ferraro
Giornalista pubblicista,manager televisivo e cinematografico, produttore, autore è stato più volte nella Commissione Finanziamento Film – Opere Prime e Seconde e Cortometraggi. E’ stato membro del Consiglio Nazionale dello Spettacolo e, nell’ambito della Biennale di Venezia, responsabile – e per tre anni Presidente di giuria - del Premio Film Cooperativo E’ stato Capo-Struttura Programmazione e Acquisto film di Rai Due. Nel febbraio 1995 è Direttore Generale della Sacis, consociata RAI. Successivamente, è responsabile acquisto film per RAI. Nel 1997 assume l’incarico di Coordinatore palinsesti e redazioni cinema di RTI MEDIASET. Nel 1999 è Amministratore Unico di AGER 3, producendo, tra l’altro, la miniserie “Resurrezione” dei fratelli Taviani e vari film. Nel 2000 STREAM lo chiama quale coordinatore per l’acquisto e la programmazione di cinema e fiction. Contemporaneamente è Docente in vari master dell’Università La Sapienza di Roma e della Regione Lazio. Nel 2014 è uscito il suo libro:.. Ma il cinema risolve.

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