È disponibile su Prime Video dal 17 settembre Tutti parlano di Jamie, l’adattamento cinematografico del musical Everybody’s Talking About Jamie, grande successo del West End londinese tuttora in scena all’Apollo Theatre.

La storia vera di un ragazzo che voleva diventare una Drag Queen

Il film è tratto da una storia vera, quella di Jamie Campbell, un sedicenne di una cittadina operaia del Nord Est dell’Inghilterra che sognava di diventare una drag queen, e ci riuscì anche grazie all’aiuto di una madre molto combattiva.

Oggi un percorso del genere farebbe meno scalpore, ma venti anni fa il gesto di Campbell, che si presentò al ballo di fine anno della scuola vestito da donna dalla testa ai piedi, urtò parecchio la sensibilità di molti concittadini.

Sulla sua storia, nel 2011, la BBC3 trasse un documentario Jamie: Drag Queen at 16. Da questo, il drammaturgo Tom MacRae e il compositore Dan Gillespie Sells partirono per creare il musical che debuttò allo Sheffield’s Crucible Theatre nel 2017 per poi trasferirsi in poco tempo nei teatri della capitale.

Gli stessi nomi, così come quello di Jonathan Butterell che curò la prima regia di Sheffield, li ritroviamo tutti nell’adattamento cinematografico prodotto da Regency Enterprises, Film4 Productions e Warp Films.

A interpretare il protagonista Jamie New nel film è l’esordiente Max Harwood affiancato da un cast tra cui spiccano Sarah Lancashire nel ruolo della madre Margaret e soprattutto Richard E. Grant nel ruolo di Hugo Battersby, proprietario di un vecchio negozio di abiti vintage. È lui a fare da mentore al giovane Jamie, accompagnandolo nei suoi primi passi nel mondo delle drag queen.

Tutti parlano di Jamie
Richard E. Grant e Max Harwood in una scena del film

Conosciuto negli anni ’80 come Loco Chanelle, famosa drag queen impegnata nelle lotte per i diritti della comunità gay, il personaggio interpretato da Grant è quello a cui viene affidato nel film il compito di far capire, non solo a Jamie ma anche a noi, cosa significa essere una drag queen e cosa ha significato nei decenni precedenti per la storia del movimento LGBTQ+ .

Insieme a lui, attraverso un momento musicale tra i più belli del film, facciamo un passo indietro negli anni ’80 e nei primi ’90, segnati dalle manifestazioni di protesta e dalla piaga dell’AIDS, fino alla morte di Freddie Mercury.

Tutti parlano di Jamie: la recensione

Alcuni numeri musicali hanno un sapore da videoclip dei primi ‘2000, altri, i più visivamente interessanti, sono omaggi iperglamour all’estetica pop. E il giovane Harwood dimostra di sapercisi muovere molto bene.

Ma non tutto riesce in questa versione cinematografica del grande successo teatrale.

Alla regia di Jonathan Butterell sembra mancare la consapevolezza del mezzo cinematografico di un Damien Chazelle e ad alcuni numeri musicali manca un certo respiro. Soprattutto quelli di ambientazione scolastica.

Tutti parlano di Jamie
Tutti parlano di Jamie

Ma soprattutto, a nostro avviso, manca quella caratterizzazione del contesto economico e sociale che di certo anche oggi (e ancora di più venti anni fa) non facilita il sorgere di personalità come quella di Jamie New.

La stessa caratterizzazione che aveva fatto grande un film su un altro ragazzino che aveva un sogno e si chiamava Billy Elliot.

Certo, quella era l’Inghilterra degli anni ’80, della Thatcher e dello sciopero dei minatori; il contesto in cui si muove Jamie New è culturalmente molto più “evoluto”. Inoltre Billy era un ragazzino introverso e arrabbiato, mentre Jamie è un adolescente ottimista, esuberante e solare.

Ciò non toglie che la sua storia poteva essere trattata in un modo che non somigliasse così tanto al classico teen movie di ambientazione liceale all’americana, con l’immancabile bullo della classe e la migliore amica iperintelligente e “sfigata”.

La storia di Tutti parlano di Jamie è una storia di formazione, di crescita, di accettazione di sé, ovviamente bellissima nel messaggio che manda, ma a nostro avviso non perfettamente riuscita in questa versione cinematografica.

(Presto sarà possibile vedere il musical anche in Italia. il Teatro Brancaccio di Roma ha infatti chiuso da poco le audizioni per la versione italiana con la regia di Piero Di Blasio.)

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Laura Girolami
Laura Girolami, 37 anni, dopo la laurea in Biblioteconomia ha esordito al cinema come sceneggiatrice e regista nel 2014 con Surrounded. Nel 2016 la sua prima commedia Non c’è più religione è andata in scena al Teatro Tordinona di Roma. La seconda commedia Pranzo a casa dei miei ha debuttato nel 2018 al Teatro Lo Spazio. Nello stesso anno ha pubblicato il suo primo romanzo Stupidi pesci edito da Il seme bianco. Appassionata di cinema, letteratura, serie tv, teatro, musica, fotografia, cibo, vino e meccanica quantistica.