Attenzione! L’articolo contiene spoiler.

È su Prime Video l’episodio finale di Nine Perfect Strangers, la miniserie in otto puntate con Nicole Kidman, creata da David E. Kelley e tratta dall’omonimo romanzo di Liane Moriarty.

Il trio Kidman/Kelley/Moriarty aveva funzionato alla grande con la premiatissima serie HBO Big Little Lies, di cui si attende la terza stagione. Ma con Nine Perfect Strangers la magia non si ripete.

Alla vigilia degli ultimi due episodi eravamo ancora in attesa di un twist, di un colpo di scena che deviasse la narrazione verso approdi inaspettati. Effettivamente, il colpo di scena è arrivato sul finale della settima puntata. È stata Carmel, travestita da uomo, a sparare anni prima a Masha, causandole l’esperienza di premorte da cui tutto ha avuto inizio.

Purtroppo, a nostro avviso, il colpo di scena non ha provocato l’impatto voluto ed è anzi apparso come una soluzione piuttosto maldestra e sempliciotta. Non solo. Quello che gli autori hanno scritto dopo ha vanificato tutto il potenziale di imprevedibilità e di minaccia proveniente dall’unico personaggio in grado di sconvolgere la narrazione. Ovvero la stessa Carmel.

Nicole Kidman - Nine Perfect Strangers
Nicole Kidman in una scena di Nine Perfect Strangers

Gli autori hanno cercato fino alla fine di lasciare aperta la possibilità che Masha fosse veramente una pazza maniaca che si accanisce sui malcapitati ospiti della Tranquillum House. Ovvero che il centro benessere fosse una sorta di trappola creata ad arte, come quella dei vampiri del Titty Twister che aspettano carne fresca in Dal tramonto all’alba.

Una svolta estrema di questo genere sarebbe stata molto più interessante del finale edificante che ci è stato offerto. Qui tutto si risolve per il meglio con Masha che si rivela, pur nei suoi estremi, una persona fondamentalmente buona. I nodi si sciolgono, i lutti si elaborano, le coppie si saldano e tutti vissero felici e contenti.

Certo, Nicole Kidman, che era rimasta un po’ in ombra a vantaggio delle ottime interpretazioni di tutto il cast, nell’ultimo episodio si riprende la scena. Veniamo a sapere che a spingerla in questi esperimenti di allucinazione collettiva era il suo bisogno di rivedere la figlia scomparsa. La famiglia Marconi, con il loro lutto da elaborare per il suicidio del figlio, era il suo tramite.

L’attrice australiana è come sempre bravissima, come lo sono tutti gli altri, da Melissa McCarthy a Michael Shannon, da Bobby Cannavale all’ottima Regina Hall. Ma da una produzione così non ci si può aspettare meno.

Melissa McCharty - Nine Perfect Strangers
Melissa McCharty in una scena di Nine Perfect Strangers

Il problema di Nine Perfect Strangers a nostro avviso è nel copione e nella regia, che non riesce mai a costruire quella tensione, a cui l’elemento naturale avrebbe dovuto contribuire, che ci si aspettava di vedere già dalle prime puntate.

Si ha come l’impressione che le intenzioni e la vera anima di Nine Perfect Strangers siano rimaste tutte in embrione nei bei titoli di testa. È lì che si trova l’inquietante compenetrazione psichedelica tra uomo e natura che sembrava dovesse pervadere tutta la serie.

Invece, Nine Perfect Strangers ha continuato a muoversi seguendo la linea di una lenta, patinata narrazione che resta solo in superficie e non colpisce nel profondo. Il filo che avrebbe dovuto unire questi nove sconosciuti messi insieme ad arte come gli ingredienti di un frullato (metafora ricorrente in tutte le puntate) alla fine non lo troviamo e il frullato risulta al palato piuttosto insapore.

Una piccola postilla però è doverosa. In una delle ultime scene vediamo Frances (Melissa McCathy) che torna a casa da Tony (Bobby Cannavale). I due ormai vivono insieme e lui si è finalmente riconciliato con le sue figlie. Subito dopo, in un flashback, la rivediamo scrivere seduta al tavolo di un ristorante, insieme allo stesso Tony, durante la loro prima cena dopo l’esperienza al Tranquillum House.

Per un attimo, ci viene il dubbio che l’edificante epilogo cui stiamo assistendo non sia altro che il frutto dell’immaginazione della scrittrice, alle prese con il suo ultimo romanzo. E che in realtà le cose per i nove sconosciuti non siano andate effettivamente nel migliore dei modi.

Dal canto nostro, preferiremmo di gran lunga questo secondo finale per Nine Perfect Strangers.

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Laura Girolami
Laura Girolami, 37 anni, dopo la laurea in Biblioteconomia ha esordito al cinema come sceneggiatrice e regista nel 2014 con Surrounded. Nel 2016 la sua prima commedia Non c’è più religione è andata in scena al Teatro Tordinona di Roma. La seconda commedia Pranzo a casa dei miei ha debuttato nel 2018 al Teatro Lo Spazio. Nello stesso anno ha pubblicato il suo primo romanzo Stupidi pesci edito da Il seme bianco. Appassionata di cinema, letteratura, serie tv, teatro, musica, fotografia, cibo, vino e meccanica quantistica.